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In Puglia e Basilicata

Il Tar alla Regione Puglia: sulle pet serve un regolamento

Il Tar alla Regione Puglia: sulle pet serve un regolamento
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI 
Di questo tipo di strumentazioni ce ne sono 2, dovrebbero essere 8. Dal Tar di Bari arrivano due ordinanze perentorie che assestano alla Regione uno schiaffo senza precedenti: i giudici amministrativi, di fatto, sono stati costretti a impartire un ordine all’esecutivo regionale, in una vicenda che ha del paradossale

28 Aprile 2009

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI 

BARI - Alla Puglia serve un regolamento che stabilisca dove, come e quando i privati possono installare le tre Pet-Tac previste: il dirigente dell’assessorato regionale «deve» preparare gli atti entro 20 giorni, e la giunta «deve» approvarli entro altri 30. Dal Tar di Bari arrivano due ordinanze perentorie che assestano alla Regione uno schiaffo senza precedenti: i giudici amministrativi, di fatto, sono stati costretti a impartire un ordine all’esecutivo regionale, in una vicenda che ha del paradossale. Perché è paradossale che sia un Tar a dover governare il diritto alla salute. 

La Pet (tomografia ad emissione di positroni) è un sistema di diagnosi che si basa sull’utilizzo di radiofarmaci. Il 95% dei pazienti che effettuano una Pet lo fanno per la diagnostica precoce dei tumori, ma è utile anche per le indagini cardiologiche e neurolo giche. Le ordinanze 63 e 64/2009 (seconda sezione, presidente Morea) si riferiscono a ricorsi presentati da alcuni privati sul provvedimento che, mesi fa, autorizzò Anthea Hospital e Città di Lecce (due cliniche del gruppo Villa Maria) a installare la Pet: anche queste autorizzazioni, detto per inciso, nascevano da pronunce cautelari di giudici amministrativi. 

Il regolamento regionale 3/2006 ha infatti stabilito che in Puglia possono essere installate 8 Pet-Tac, di cui 5 pubbliche e 3 private, ma la Regione non aveva mai dato seguito alle richieste dei privati: oggi è prevista una Pet pubblica in ciascuna provincia, ma in totale ne funzionano soltanto due. Una provvisoria al Policlinico di Bari (in attesa di installare quella fissa), una all’Irccs di San Giovanni Rotondo (che è un istituto di ricerca e quindi non rientra nel limite di 8). Secondo l’ordinanza del Tar c’è «l’esigenza immediata» di individuare «gli ambiti territoriali che devono ospitare le tre postazioni» private. Per questo i giudici amministrativi hanno ordinato alla Regione di approvare un «regolamento integrativo» di quello in vigore (che è «difettoso»), e allo stesso tempo di accertare «il numero delle postazioni pubbliche finanziate ed i tempi occorrenti per l’entrata in funzione».

Il Tar si è spinto anche oltre, ordinando che la Regione depositi in tribunale la copia del regolamento approvato. Il termine di 20 giorni assegnato all’assessorato per redigere la proposta di regolamento sta per scadere. Nel frattempo, siccome il Tar non ha sospeso i due nulla osta, sia Anthea che Città di Lecce hanno presentato ai Comuni la richiesta del permesso di costruire. Il Tar ha già fissato all’11 giugno l’esame del nuovo regolamento, ammesso che arrivi: nell’udienza che ha poi portato alle due ordinanze, la Regione non si era neppure costituita.
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