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In Puglia e Basilicata

Sulla goletta di San Nicola da Methoni a Limeni

Sulla goletta di San Nicola da Methoni a Limeni
Prosegue l'avventura della goletta a vela "Ideadue" che ripercorre il tragitto dei marinai baresi che da Bari arrivarono a Myra nel 1087 per portar via le reliquie di San Nicola. La nostra giornalista Enrica Simonetti racconta le tappe del viaggio, un diario di bordo che da Bari ci sta portando in Turchia
• Prima della partenza
• La prima tappa
• Nelle acque d'Egeo
• Tra Cefalonia, Itaca e Zante

27 Aprile 2009

di ENRICA SIMONETTI
Non si può cominciare il racconto di questa lunga giornata dal mattino, perché dobbiamo dedicare qualche riga alla notte e cioè alla luna piena che ci ha illuminati mentre eravamo all'ancòra nella baia di Methoni. Una notte così "da dipinto" è stata però il preludio di una burrascosa traversata. Abbiamo preso il largo alle 7,15 con il mare già un po' increspato; sapevamo che le previsioni non erano favorevoli, ma dopo qualche miglio abbiamo incontrato un vento molto più forte di quanto indicato dai siti meteo. Raffiche di 30 nodi ci hanno accompagnati per tutto il tragitto, al largo del Golfo di Messinia fino al mitico Capo Matapàn.
 
Una natura imponente davanti ai nostri occhi: la forza del mare che sembra imbattibile, l'altezza delle rocce del Peloponneso con i monti innevati visibili sin dalla nostra distanza.  

Sulla barca l'aria è carica di salsedine, la schiuma del mare bagna ogni cosa. Non incontriamo nessuna imbarcazione, unico compagno di viaggio per un po' è un gabbiano che vola faticosamente controvento. Anche noi abbiamo il vento e le ondate a prua; la randa della barca sembra impazzita. Come potevano i marinai di un tempo affrontare questa furia con le caravelle? Come riuscivano ad orientarsi con le sole bussole ad acqua e a sfidare le correnti a remi? Quello che i documenti storici non raccontano è ciò che cerchiamo di immaginare in questo peregrinare tra Ionio e Egeo.


E non c'è solo l'immaginazione di quelle difficili navigazioni antiche, perché di vere difficoltà ne incontriamo anche oggi. In Italia è Pasqua, qui per gli ortodossi è invece la domenica delle Palme e il mare sembra forte e invincibile. A tal punto, da farci tentare inutilmente diversi abbordaggi in alcune baie: facciamo rotta verso Matapan ma è impossibile attraccare a causa del vento; costeggiamo Capo Grosso e Capo Metapàn ma le raffiche salgono a 56 nodi ed è impossibile trovare riparo in questa parte della Grecia, terribilmente bella e selvaggia, con le "dita" del Peloponneso che si protendono in acqua lasciando chi guarda senza fiato. Capo
Matapàn era considerato l'antico Tenaron, l'ingresso dell'Oltretomba e la burrasca che troviamo tentando di avvicinarci, sembra provarlo.

Tornati indietro alla ricerca di un porto, troviamo riparo a Limeni, una baia ugualmente ventosissima in una giornata come questa, ma un po' più sicura. E' ormai sera, ancoriamo molto lontano dalla riva e restiamo a bordo con le raffiche del vento che sibilano tra gli alberi della barca.

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