Martedì 16 Agosto 2022 | 12:16

In Puglia e Basilicata

Il racconto: così i pirati hanno attaccato la nave

Il racconto: così i pirati hanno attaccato la nave
di FRANCO GIULIANO 
Antonio Volpicelli, il commissario di bordo della nave italiana, con 991 passeggeri e 536 membri dell'equipaggio (tra i quali 134 italiani compresi due cuochi pugliesi), racconta alla Gazzetta  i terribili momenti che ha vissuto insieme al comandante mentre sfuggiva all’assalto dei pirati somali. A bordo della nave la sicurezza è in mano ad agenti israeliani specializzati
• I guerrieri israeliani della sicurezza a bordo

27 Aprile 2009

BARI - «Tutto è durato quindici minuti, forse venti. Se abbiamo avuto paura? Sembrava di stare in guerra. Con la differenza che invece ci trovavamo su una nave da crociera lunga 204 metri e 35 tonnellate di stazza che fila sugli oceani a una velocità di 19 nodi». Antonio Volpicelli, il commissario di bordo della nave Melody della compagnia italiana Msc Crociere, con 991 passeggeri e 536 membri dell'equipaggio tra i quali 134 italiani compresi due cuochi pugliesi, racconta alla «Gazzetta » i terribili momenti che ha vissuto insieme al comandante mentre sfuggiva all’assalto dei pirati. Volpicelli parla al telefono satellitare, mentre la nave naviga ormai al sicuro, lontana dalle coste somale. Il contatto telefonico con la nave riusciamo a stabilirlo dopo vari tentativi. Il centralino ha ricevuto ordini di non accettare alcuna telefonata, soprattutto se di giornalisti. Alla fine chiediamo di parlare con il commissario di bordo del quale riferiamo di conoscere il nome. Un dettaglio sconosciuto ai più che ci porterà fortuna. «Ci eravamo accorti della presenza di quella barca e avevamo intuito le intenzioni dei suoi occupanti - racconta Volpicelli - navigando in questi mari ormai ci si può aspettare certe avventure, ma quando le vivi davvero è completamente diverso da quel che puoi immaginare. Per un istante pensi di assistere ad un film. Poi il rumore delle armi ti porta alla realtà e dentro quel film ti ci ritrovi tu. E a quel punto devi reagire con freddezza, perché in questi casi non si sa mai come può andare a finire un'operazione militare che avviene su una nave con quasi mille passeggeri in vacanza. Soprattutto quando le raffiche dei kalashnikov, come accaduto questa volta, si conficcano nello scafo e mandano in frantumi gli oblò delle cabine». Il commissario ricorda che poco prima del conflitto a fuoco fra uomini della sicurezza e pirati, i passeggeri erano stati invitati a rinchiudersi proprio nelle loro cabine: «Avevamo capito che di li a poco la nave sarebbe stata attaccata». Commissario ma i passeggeri si sono accorti di tutto? 
«Abbiamo detto loro che stavamo per essere attaccati dai pirati. Una frase che su una nave da crociera può sembrare un gioco. In questo caso però tutti hanno preso sul serio il nostro messaggio. Abbiamo invitato tutti a ritornare nelle cabine e a restarci fino a nuovo ordine». 
E poi cosa è accaduto? 
«Bisognava decidere tutto in pochissimo tempo, mettere in salvo 1.500 uomini fra passeggeri ed equipaggio, organizzare le manovre della gigantesca nave e coordinarle con quelle decise in quegli istanti dal nucleo di sicurezza che doveva respingere l'attacco». 
C'è stato panico? 
No, ma abbiamo avuto paura. Questa non è una nave da guerra e l'equipaggio non è addestrato a reagire a simili eventi in stile militare». 
La sicurezza era in mano ad agenti specializzati israeliani. Quanti ne occorrono per difendere così tanta gente? 
«Ci sono dettagli che riguardano l'operazione militare che non posso rivelare per ragioni di sicurezza. Rappresentano il segreto di questa città galleggiante». 
È stato il comandante Ciro Pinto, a decidere l'operazione militare del personale israeliano che ha respinto i pirati? 
«A loro è affidata la sicurezza della nave e di tutta la gente che si trova a bordo. Hanno reagito all'attacco con grande professionalità e tempestività utilizzando pochissimo le armi e ricorrendo soprattutto agli idranti anticincendio: gli ufficiali e l'equipaggio invece hanno gestito il resto delle operazioni di fuga». 

La nostra conversazione con l'ufficiale si interrompe più volte. Proprio mentre parliamo il transatlantico sta per essere preso in consegna dalla nave militare spagnola armata e dotata di elicotteri a bordo. Il commissario ci aveva assicurato che avremmo potuto parlare con uno dei cuochi pugliesi a bordo, Salvatore Ciannamea, («in quel momento occupato a preparare la cena»). Per comprensibili motivi di sicurezza non riusciremo però a farlo.
di FRANCO GIULIANO
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