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In Puglia e Basilicata

Dal fascismo a Renzo Piano  ora Bari ha il suo Atlante ‘900

Dal fascismo a Renzo Piano  ora Bari ha il suo Atlante ‘900
Nicola Signorile e Francesco Paolo Gismondi presentano il loro «Atlante ‘900. Per la tutela dell’architettura contemporanea a Bari» (Laterza edizioni della Libreria), domani alla 18.30 nella libreria Laterza di Bari. Con gli autori, interverranno Angela Barbanente, Nicola Laforgia e Ruggero Martines.

26 Aprile 2009

di PIETRO MARINO 

Bari sarà pure una «grande e bella città» del Sud, come voleva Gioacchino Murat ponendo la prima pietra del borgo nuovo. Ma fra le sue attrazioni monumentali e architettoniche non figurano certo - almeno nel sentire comune - costruzioni del Novecento. Unica eccezione, richiamata persino nei dépliant turistici, sarebbe lo stadio progettato da Renzo Piano. Eppure le cose non stanno così. L’identità di una città, il tessuto connettivo della sua memoria storica, non sta in una, o poche, o isolate «opere d’arte». Proprio la cultura del «monumento», con annesso giudizio pietrificato di bellezza e artisticità, ha impedito di leggere le nostre città come un palinsesto di valori articolati ed arricchiti nel tempo storico, che vanno studiati, curati, tutelati, e se necessario restaurati. 

Un edificio è bene culturale - recita il «Codice dei beni culturali e del paesaggio » del 2004 - quando è «testimonianza avente valore di civiltà». Ma una coerente lettura di questo criterio innovativo non può limitarsi all’«antico»: deve applicarsi alle «testimonianze di civiltà » del nostro tempo. Tanto più se riconosciamo le diffidenze conservatrici e i pregiudizi disinformati nei riguardi dell’archi - tettura moderna. Sul filo di questa problematica attualissima corre il libro Atlante ‘900 pubblicato da Laterza nelle meritorie Edizioni della Libreria (pagg. 232, euro 20,00). Presenta ben 60 edifici pubblici e privati di Bari ritenuti degni non solo di attenzione storica, ma anche di tutela. È un repertorio che - percorrendo a ritroso il secolo - parte proprio dallo stadio San Nicola (1987) e si chiude su Palazzo Fizzarotti (1905). Le schede, molto accurate, sono state redatte da studenti del corso di Storia dell’Architettura nel Politecnico barese per una ricerca diretta dal prof. Giovanni Leoni, che ora insegna a Bologna. Leoni ha concordato la cessione del prezioso archivio al Comune di Bari. L’assessorato comunale alla Cultura ha finanziato una campagna fotografica (affidata a Berardo Celati, Renzo Menolascina e Linda Signorile) per integrare i testi con i documenti visivi. È così nato questo libro. Lo firmano come autori l’architetto Francesco Paolo Gismondi che ha coordinato la ricerca degli studenti (con Vito Ceo) e Nicola Signorile, il quale ha ricostruito il quadro di riferimento storico-critico, e le ricadute sulle scelte urbanistiche e sull’ap - parato di norme e leggi. Del resto il nostro collega aveva già pubblicato nella stessa collana il libro Occhi sulla città (2004) che raccoglieva le esplorazioni sull’architettura a Bari da lui condotte sulla «Gazzetta». Non diremo qui dei singoli edifici schedati. Ne risulta una ricostruzione indiretta, spesso sorprendente, di pagine intere della storia urbana: come le trasformazioni continue nel Murattiano sin dalla sua nascita, la devastazione selvaggia del dopoguerra. Ma anche i consistenti episodi - con i loro protagonisti - che vanno dall’eclet - tismo degli anni Venti al novecentismo monumentale del tempo fascista alle prove di architettura razionalista e organicista della seconda metà del secolo. Una «archeologia del contemporaneo» tanto più necessaria se si pensa - ricorda Signorile - che solo una decina di questi edifici sono sottoposti a vincoli di tutela. Effetto dei limiti imposti dalla legislazione statale, in parte superati dalla legge regionale del 2008 sulla «qualità dell’architet - tura» che prevede misura di tutela e valorizzazione per «esempi significativi» di architettura anche degli ultimi 50 anni. Ma resta il problema di fondo, che è soprattutto culturale: cioè chi e come riconosce la «qualità» del bene architettonico contemporaneo, con criteri che non siano quelli tradizionali della «artisticità» cari alle Soprintendenze. E come si interviene per difenderlo dalle manomissioni, e come eventualmente restaurarlo. Questioni nient’affatto accademiche. Come stanno dimostrando, prima le polemiche sul «piano casa» del Governo nelle sue varie versioni, poi la problematica aperta dal terremoto in Abruzzo. Per questo la ricognizione compiuta dall’Atlante non si chiude sul caso Bari. Occorrono assunzioni di responsabilità di più vasto ed articolato campo. A partire - come auspica Giovanni Leoni - dalla redazione di un Atlante dell’a rchitettura contemporanea per tutta la Puglia.
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