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In Puglia e Basilicata

Puglia, caos cliniche private: 90 non in regola

Puglia, caos cliniche private: 90 non in regola
Relazione dell’assessore Fiore sugli accreditamenti provvisori: «Situazione critica, costano troppo». Le cliniche in attesa di accreditamento definitivo sono 407. Su 192 verifiche effettuate, 93 sono anomale e 4 negative. Nel 2007 spesi 168 milioni. Anche la procura di Bari ha avviato un fascicolo d’inchiesta sugli accreditamenti. L’ipotesi: convenzioni concesse senza requisiti
• I risultati dei controlli

26 Aprile 2009

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - La buona notizia è che la Regione ha cominciato a mettere le mani nel calderone della sanità privata, un settore che in Puglia assorbe un terzo della spesa per l’assistenza specialistica. Quella cattiva è che le prime verifiche sugli accreditamenti provvisori hanno evidenziato «criticità di sistema assai rilevanti»: su 407 cliniche private in attesa di accreditamento definitivo, la Regione ne ha ispezionate 192. E in circa 90 casi sono stati riscontrati problemi anche gravi. L’argomento è stato oggetto, martedì scorso in giunta regionale, di una informativa dell’assessore Tommaso Fiore. Il controllo sui requisiti delle circa 1.000 cliniche e studi privati che operano in Puglia è un tassello nella strategia per il contenimento della spesa sanitaria, che si incrocia con le recenti inchieste giudiziarie. 

La procura di Bari, che indaga sull’ex assessore Alberto Tedesco, ha aperto anche un fascicolo per verificare la regolarità delle procedure di accreditamento: il sospetto è che in alcuni casi siano state stipulate convenzioni in assenza di requisiti. 

La relazione di Fiore ha ricostruito il problema, ricordando che gli accreditamenti provvisori dovrebbero essere definiti entro fine anno. «Credo che già a settembre avremo un quadro definitivo delle verifiche», annuncia Fiore. Che identifica due problemi. 
«Il primo - dice - è legato alle verifiche, partite già nel 2007 e oggi in corso su una platea parziale di accreditati. Il compito spetterebbe ai Dipartimenti di prevenzione, che però hanno grandi difficoltà organizzative». 
E questo spiega il secondo problema: «Una serie di meccanismi hanno portato all’esternalizzazione di molti servizi, senza che ci fossero gli apparati per controllarli. E in questa situazione si creano distorsioni». 

Secondo i dati dell’assessorato, nel 2007 l’assistenza specialistica accreditata ha assorbito 168,3 milioni pari al 33,4% della spesa totale: nel 2003 per la stessa voce la Regione aveva speso 113,6 milioni. «Prima di avviare questo lavoro - racconta Fiore - non avevamo nemmeno l’anag rafica degli accreditati: oggi l’abbiamo finalmente ricostruita». 
Le verifiche oggetto della relazione di Fiore hanno riguardato la patologia clinica, la diagnostica per immagini, la riabilitazione e le «branche a visita»: il documento parla di 79 strutture per le quali sono emerse «diffuse carenze dei requisiti», problematiche documentali (13), questioni di vario tipo (45) legate a cambi sede o di assetto societario, «ma anche - spiega la relazione - una pressante esigenza di completare l’attività di chiarimento, di modifica ed integrazione» ai regolamenti regionali: sono 46 - ha spiegato Fiore - le verifiche che non possono essere concluse per la poca chiarezza delle norme. Alle 91 situazioni «da chiarire» si aggiungono 4 verifiche negative (per le quali è stata avviata la revoca degli accreditamenti) e le irregolarità riscontrate in 92 casi: «Le situazioni in cui queste irregolarità impattano sulla qualità della prestazione - tranquillizza Fiore - non sono più di un paio. In tutti gli altri casi, le questioni sono di tipo diverso e riguardano gli aspetti economici». 

Per esempio? «C’è un soggetto che certifica 1.000 prestazioni di un certo tipo al mese, e poi dichiara di avere un solo dipendente». Delle due l’una: o c’è una sovrastima delle prestazioni (e quindi costi extra per la Regione), oppure c’è lavoro nero. Tutti aspetti che andranno approfonditi.
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