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In Puglia e Basilicata

Brindisi, è crisi anche per i mercati rionali

Brindisi, è crisi anche per i mercati rionali
La piazza, una volta «cuore pulsante» delle attività economiche, è mutata in galleria commerciale, mentre «la rotazione degli esercizi commerciali, specie nel centro cittadino, è un fenomeno in continua crescita, a discapito della professionalità media». Ad averne consapevolezza anche le associazioni
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25 Aprile 2009

di PIERLUIGI POTÌ

BRINDISI - Gli effetti della grave crisi economica in atto (e della conseguente contrazione dei consumi) continuano a manifestarsi senza soluzione di continuità, rendendo la vita dura a chi opera nel settore del commercio. A Brindisi (come del resto un po’ ovunque) c’è soprattutto un dato che la dice lunga sulle reali (e spesso insormontabili) difficoltà che gli operatori del comparto incontrano nel tentativo di emergere dall’anonimato (e di resistere, pur tra... mille stenti). Esso riguarda, in particolare, la vita media delle aziende che è ormai in continua ed inarrestabile parabola discendente. L’esempio eloquente, in tal senso, è fornito dal costante “riciclo” di esercizi commerciali a cui, ormai da anni, si assiste nel centro cittadino, in special modo sui tre corsi principali. I negozi, infatti, in grado di “sopravvivere ” più di 4-5 anni sono sempre in minore quantità, determinando in tal modo un avvicendamento di esercizi commerciali pressocchè continuo. 

Ad averne consapevolezza sono anche le associazioni di categoria che, tuttavia, di fronte a questo dilagante fenomeno, possono fare poco o nulla: «I motivi di questa ricorrente rotazione, in realtà, sono molteplici - dichiara al riguardo Antonio D’Amore, presidente provinciale della Confesercenti -; ovviamente, il principale fattore scatenante è rinvenibile nella grave crisi economica in atto che, prevedibilmente, accelererà ulteriormente queste dinamiche, contribuendo significativamente a ridurre le chance di sopravvivenza di tante piccole aziende. A ciò, però, vanno aggiunte altri motivi plausibili, quali la cancellazione dell’obbligo di dotarsi di una licenza (sancita mediante la liberalizzazione del commercio, introdotta nel ‘98) e l’eliminazione della previsione di idonei corsi di formazione propedeutici all’apertura di un negozio». 
mercati rionali
«Questi due aspetti - prosegue - hanno fatto sì che, negli ultimi anni, ad entrare nel mercato siano stati tanti titolari di aziende non sufficientemente esperti e collaudati che, alle prime difficoltà, hanno chiuso e continuano a chiudere bottega (spesso anche in passivo, con annessi debiti) rivolgendo il proprio interesse altrove. Apparentemente, infatti, lavorare nel commercio sembra facile, ma non è così e in tanti se ne accorgono sempre troppo tardi. Non è un caso, del resto, che a resistere negli anni sono solo quelle aziende che hanno una solida storia imprenditoriale alle spalle, che hanno cioè accresciuto nel tempo la propria capacità professionale, creandosi un ventaglio di clientela che consente loro di andare avanti. Ovviamente, la crisi colpisce anche tali realtà del commercio che, tuttavia, riescono comunque a... restare in piedi, pur tra mille difficoltà». 

Come fare allora per evitare questa continua rotazione di esercizi commerciali? «Il consiglio di fondo che noi diamo sempre a chi mostra l’intenzio - ne di affacciarsi in questo settore - risponde ancora D’Amore - è quello di fare una preventiva... gavetta, proponendo di effettuare un anno, un anno e mezzo di prova (magari anche come apprendista), in modo da cogliere gli aspetti salienti, i “segreti” del mestiere, prima di gettarsi nella mischia». 
«In questi casi, ad esempio - continua - occorre fare sempre una indagine di mercato preventiva, acquisendo le minime (ma indispensabili) nozioni in termini di marketing. Inoltre, dal punto di vista finanziario, occorre avere le spalle coperte: molti, invece, aprono... senza una lira, sfruttando magari il prestito di un familiare o di una banca. Ma ciò non basta». 

«Inoltre - sottolinea ancora il presidente provinciale della Confesercenti - occorre oculatezza anche in relazione sia alla scelta del locale (che, troppo spesso, viene lasciata al caso e all’im - provvisazione, facendosi influenzare più dal prezzo conveniente che dall’aspetto logistico), sia nel primo ordine, che la prima volta, nell’80% dei casi, è sempre sbagliato (in difetto o in eccesso)». 

Crisi permettendo, insomma, quel che conta per emergere nel settore commerciale è acquisire professionalità e competenza: «Ripeto - dice D’Amore -, questa è la necessaria base di partenza, mancando la quale tutto risulta più difficile. Non è un caso, del resto, che chi sopravvive con maggiori probabilità sono coloro che operano in franchising: alla eventuale mancanza di professionalità del franchisee, infatti, può sempre sopperire quella in possesso della casa- madre». «Ecco - conclude - per chi non ha esperienza nel settore, affidarsi al franchising conviene, anche se poi i margini di guadagno sono sensibilmente inferiori».
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