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In Puglia e Basilicata

Nel Foggiano è scontro tra sacerdoti e politici

Nel Foggiano è scontro tra sacerdoti e politici
SAN FERDINANDO - Scontro tra sacerdoti e politici in terra d’Ofanto. Dove - entrambi i casi si sono verificati durante le celebrazioni dello scorso Venerdì santo - due episodi hanno suscitato grande indignazione da parte dei fedeli: a San Ferdinando don Mimmo ha gridato all’«orgia politica», attirandosi le ire del sindaco; e a Cerignola dove un sacerdote al passaggio della processione in piazza ha detto «qui c’è il demonio».
• E a Cerignola don Pasquale: in questa piazza il demonio

25 Aprile 2009

di Antonio Tufariello

SAN FERDINANDO - «Fame di poltrone, orgia politica, militare e religiosa in atto». Il tutto - quasi urlato - da un pulpito di chiesa, durante un venerdì Santo che per giunta coincideva con la giornata di lutto nazionale per le vittime del terremoto in Abruzzo. Lì, davanti, in prima fila e in forma ufficiale, autorità politiche con in testa il sindaco Salvatore Puttilli, e militari, rappresentanti di un paese di 15mila abitanti che vive di agricoltura. E tutto intorno il popolo di Dio. A tuonare contro quelle che deve aver ritenuto le distorsioni del potere costituito, don Mimmo Marrone, parroco della Chiesa Madre di San Ferdinando Re, quella della piazza centrale, l’agorà di un paese dove governare viene normalmente definito «comandare» ed il palco di un comizio diventa «podio».

Di fronte ad un attacco così frontale Puttilli ha preso carta e penna ed ha scritto una infuocata lettera di censura a don Marrone per la sua «condotta ai limiti del vilipendio» al vescovo mons. Giovan Battista Pichierri, inviata per conoscenza al presidente della Cei, il cardinal Bagnasco, al prefetto di Foggia, Antonio Nunziante, al comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Francesco Maria Chiaravalloti ed al procuratore della Repubblica di Foggia Vincenzo Russo. Nella missiva Puttilli ricostruisce «con tristezza» l’episodio, accusa il parroco di aver «apostrofato gratuitamente le istituzioni cittadine» e di esser rimasto «basito» di fronte «alla veemenza e alla gratuità delle accuse che ci sono state rovesciate addosso».

 Poi, rimarca che «nella vita politica, religiosa o civile che sia, si risponde alla propria coscienza» sottolinea gli interventi del Comune in campo sociale e per quel nuovo oratorio tanto caro a don Marrone e, nel contempo, rileva la mancanza di interventi nella stessa direzione da parte della struttura parrocchiale da parte del parroco«dalle omelie dotte e farneticanti» in una città «che ormai da anni è sconcertata da una guida spirituale dall’equilibrio così instabile». Fine dell’idillio. 

In un contesto del genere un prete come don Marrone è a sua volta un potere costituito. A Puttilli lo legava un’antica amicizia e consonanza di idee quando il sindaco «cattolico popolare» era presidente del Centro culturale cattolico e sodale del prete impegnato e dotto. La loro amicizia -sintonia e, pare, una sorta di neppure tanto larvato schieramento in favore di Puttilli fece storcere la bocca (anche se i tre «popolari» in lista non furono eletti) al fronte opposto di sinistracentro tra aprile e maggio del 2007, quando l’attuale sindaco, allora senza bandiere di sostanziosi partiti politici ed orgogliosamente “cattolico popolare”, sferrò l’attacco decisivo a vent'anni di potere, per l’opposizione una dittatura, che aveva imperato nella cittadina dei carciofi e delle pesche. Secondo l’opposizione, e non solo, Puttilli ha pagato la cambiale dell’oratorio, ma poi qualcosa deve essersi rotto. 

Ed ora, dopo l’attacco, invoca un intervento del vescovo che, per la verità, anche da altre parti e per altri versi è stato sollecitato ad intervenire, senza riscontri. Come nel caso del ripristino della tradizione dei Riti della settimana santa, stravolti, si dice, proprio da don Marrone. Provare a sentire poi cosa ne pensano i carabinieri (per i quali vi sono altri precedenti incresciosi) è fatica sprecata. Il comandante della stazione, il maresciallo Giuseppe Francioso, altra vera e propria istituzione locale, quel «Montalbano» noto tanto per il suo rigore che per la sua grande sensibilità umana, fa il carabiniere fino in fondo. Non parla e non commenta. Ma si vede lontano un miglio che è arrabbiato nero. 

E la gente? Apparentemente osserva con un certo distacco e passeggia, sul doppio senso di piazza Umberto, avanti e indietro, un cammino di passi perduti mentre sulla agorà cittadina si affacciano ora il prete, fuori dalla «sua» chiesa, ora il sindaco e la sua corte, ora i carabinieri coi lampeggianti accesi anche di giorno, a segnare una presenza vigile e costante. E la vita va avanti. Ma i veleni quelli ci sono e restano. Impalpabili, eterei, a tratti inquietanti come tante altre cose di San Ferdinando. Paese di pesanti e rumorosi silenzi, ma anche di grandi reazioni. E di micce accese. 

L’episodio ha diversi precedenti anche in Capitanata, ma questo di San Ferdinando conserva degli aspetti del tutto singolari e del tutto simbolici. Dal presunto ammonimento della chiesa nei confronti della classe politica alla reazione energica e piccata da parte di quest’ultima, dall’appello del mondo clericale che però non guarda divisioni e contraddizioni al suo interno al sindaco che addirittura coinvolge il procuratore capo in questa storia. Insomma forse si tratta del caso più curioso degli ultimi anni, anche perché il pulpito di una chiesa servirebbe a molte cose: ma non a scatenare polemiche.
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