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In Puglia e Basilicata

«Malata di sla prigioniera in casa»

«Malata di sla prigioniera in casa»
di GIOVANNI RIVELLI
Si muove con una sedia a rotelle e fare le scale non è possibile. Il marito, Antonio Lofiego, titolare del contratto di affitto di quella casa, ha anche ottenuto un decreto del Tribunale che impone all’Ater di realizzare l’ascensore. Ma nulla si è mosso
• Antonia: «Il vero nemico non è soltanto la sla ma la burocrazia che mi impedisce la libertà»
• Il presidente Vita promette: «Lavori tra un mese tutto pronto in due»

24 Aprile 2009

di GIOVANNI RIVELLI 

POTENZA - Prigioniera nella propria casa Ater, al secondo piano di una palazzina di Francavilla sul Sinni. Una casa perfetta, ma la «catena» che lega una donna cinquantenne a quella abitazione è una scala. Insormontabile quasi come la burocrazia che dovrebbe lavorare per eliminare le barriere archit ettoniche. Antonia Raco ha la «Sla», Sclerosi laterale amiotrofica. L’effetto più evidente, è la difficoltà di deambulazione. Si muove con una sedia a rotelle e fare le scale non è possibile. Il marito, Antonio Lofiego, titolare del contratto di affitto di quella casa, ha anche ottenuto un decreto del Tribunale che impone all’Ater di realizzare l’ascensore. Ma nulla si è mosso.

La storia può essere un simbolo delle difficoltà e della dignità di chi è soggetto a handicap. Perchè la famiglia Lofiego il problema aveva tentato prima di risolverlo in proprio, in silenzio, come aveva già fatto per eliminare le barriere architettoniche dall’appartamento a proprie spese. 
«Purtroppo - spiega il giudice Marina Mainenti nel provvedimento con cui impone all’Ater di intervenire - la patologia che interessa la moglie convivente del Lofiego, Antonia Rago, si aggravava nel tempo rendendola invalida al 100 per cento con riduzione delle capacità motorie e di deambulazione tanto che Lofiego, non avendo disponibilità economiche, presentava domanda al Comune di Francavilla per la concessione di un contributo per dotare l’edificio di un ascensore». In questi casi, infatti, c’è una legge del 1989 che prevede contributi per abbattere le barriere architettoniche. Una parte dei soldi (la maggior parte) li mette comunque il cittadino interessato ma si riesce comunque a far si che quella spesa si riduca per l’interessato, grosso modo, a quella per l’acquisto di un’auto.
 case
Il problema, però, è che «nella graduatoria disposta dal Comune, la domande del ricorrente - osserva il giudice - era stata inserita per l’anno 2007 e il contributo non era stato ancora erogato, in attesa della corresponsione del fondo speciale istituito presso il Ministero dei Lavori Pubblici e ripartito dalle Regioni tra i Comuni richiedenti». In altre parole, il diritto c’era, i fondi no. Così l’uomo, assistito dall’avvocato Adelaide Gagliardi, ha cercato un’altra strada: il ricorso al tribunale per chiedere di imporre all’Ater, con decreto urgente, la realizzazione dell’opera, ottenendolo. «non vi è dubbio - ha osservato il giudice - che nell afattispecie in esame sia individuabile in capo al portatore di handicap una posizione giuridica di diritto soggettivo costituzionalmente garantito», aggiungendo che «per la materiale attuazione di tale diritto la normativa speciale in materia di barriere architettoniche delinea puntuamente il contenuto e la misura della coercibilità in ipotesi di inadempimento». 

Morale della favola, c’è «un obbligo a contenuto puntualmente determinato a carico dell’ente proprietario dell’immobile di adeguare la struttura edilizia esistente alle esigenze di mobilità del disabile residente» con la sola possibilità di scegliere la soluzione tecnica (ascensore o montascale). Ma questo avveniva lo scorso 27 febbraio. Da quella data, però, nella palazzina della Famiglia Lofiego non si è mosso nulla. «Ottenuto il riconoscimento diritto - spiega l’avvocato Gagliardi - c’è il rischio che ci si metta la burocrazia. Richiesta di permessi, progetti e appalti, potrebbero far slittare di anni l’avvio dei lavori e la realizzione dell’opera». Più che le barriere architettoniche, così, la donna si ritroverebbe prigioniera delle barriere burocratiche.
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