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In Puglia e Basilicata

Mafia Gargano, ucciso boss confidente dei Cc

Mafia Gargano, ucciso boss confidente dei Cc
Assassinato questa mattina nel foggiano Franco Romito, ritenuto uno dei principali esponenti delle famiglie coinvolte nella cosiddetta «faida del Gargano». Con lui è stato ucciso anche l'autista, il 64enne Giuseppe Trotta. L'uomo aveva collaborato più volte con i carabinieri. Nella foto di Maizzi la scena del delitto (cerchiati i corpi delle due vittime)

21 Aprile 2009

FOGGIA - Duplice omicidio a Siponto (Foggia). I killer avrebbero sparato con tre armi, probabilmente due mitragliette ed un fucile caricato a pallettoni, centrando l’auto Chrysler Voyager su cui viaggiavano le due vittime. Sotto il tiro delle armi sono morti Franco Romito e Giuseppe Trotta.

Franco Romito, di 43 anni, scarcerato nel giugno dello scorso anno, assolto dall’accusa di mafia, considerato dagli investigatori un «capo» delle famiglie coinvolte nella cosiddetta «faida del Gargano», che da 30 anni insanguina il Foggiano. L’uomo, proprietario del maneggio dove proprio questa mattina si stava recando, con annessa pista di «Go-kart», era in auto con Giuseppe Trotta, di 64 anni, il suo autista. I sicari, a bordo di un’altra macchina, hanno sparato numerosissimi colpi.

Vano è stato il tentativo delle vittime di aprire le portiere e fuggire per le campagne. Sul posto, dove sono in corso i rilievi tecnici della polizia, a caccia di indizi per risalire ai responsabili del duplice omicidio, sono intervenuti il sostituto procuratore della DDA di Bari Lorenzo Lerario e il sostituto procuratore di Foggia, Vincenzo Maria Pafundi.

CHI ERA ROMITO

Franco Romito, l’uomo ucciso insieme al suo autista, nell’agguato di questa mattina vicino Manfredonia (Foggia) è ritenuto dagli investigatori al vertice della mafia garganica. L’uomo era legato alla famiglia Libergolis che per oltre 30 anni è stata in guerra in una faida con la famiglia dei Primosa-Alfieri che ha causato più di 35 morti e alcune "lupare bianche". Dai Libergolis Franco Romito si era poi allontanato.

Lo scorso anno era stato scarcerato dopo aver scontato una condanna di quattro anni per armi. Venne ascoltato – sempre nel 2008 – come teste nel processo «Quasimodo» a 19 imputati apricenesi e del Gargano accusati a vario titolo di duplice omicidio, occultamento di cadaveri, mafia, traffici di droga, estorsioni, armi e furto. In quella occasione Romito testimoniò contro i Libergolis.

SOSPETTATO DI ESSERE CONFIDENTE DEI CC

Secondo gli investigatori Romito potrebbe essere stato ucciso per essere stato per anni con i suoi familiari confidente dei  carabinieri e agente provocatore in molte indagini sulla potente  famiglia mafiosa dei Libergolis: lo ipotizzano fonti vicine all’indagine,  coordinata dal pm della Dda di Bari Lorenzo Lerario.

La vittima aveva avuto un ruolo di assoluto rilievo nel  riferire ai carabinieri gli affari criminali dei Libergolis.  Oltre ad essere confidente dei militari, il 2 dicembre 2003, fu  tra gli organizzatori di un vertice per incastrare Armando  Libergolis, potente capoclan dell’omonima famiglia mafiosa. Il  summit criminale si tenne in una masseria del Gargano, in  località 'Ortifrentì, nella quale i militari, d’accordo con  Romito, avevano piazzato delle microspie. Ad incastrare  Libergolis, in quella circostanza, aveva partecipato anche il  presunto killer Gennaro Giovanditto, recentemente condannato a  due ergastoli perchè riconosciuto colpevole di tre dei 13  omicidi di cui era accusato.

Giovanditto, scarcerato l’estate scorsa con altri imputati  per scadenza dei termini di custodia cautelare, il 2 marzo  scorso sfuggì ad un agguato sul Gargano mentre era in macchina  con un’altra persona. Anche per questo episodio gli  investigatori pensano che dietro l’agguato ci sia la mano della  famiglia Libergolis.

Dagli atti processuali del maxiprocesso ai clan del Gargano  risulta che Romito, che appartiene ad una famiglia di  imprenditori edili e di allevatori di bestiame, negli anni  scorsi aveva partecipato con i carabinieri a posti di blocco per  riconoscere alcuni latitanti della mafia garganica. In queste  occasioni avrebbe indossato anche la divisa da carabiniere.
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