Mercoledì 17 Agosto 2022 | 13:17

In Puglia e Basilicata

«Liberate i compagni o ci sarà un attentato»

«Liberate i compagni o ci sarà un attentato»
di MICHELE MAROLLA
BARI - Ieri mattina telefonata anonima alla redazione centrale, di Bari, della Gazzetta del Mezzogiorno. Erano quasi le 10 e una voce d'uomo un po’ roca, senza inflessioni, ha annunciato: «Ci sarà un attentato alle 11,30 presso il Tribunale di Bari se non saranno rilasciati immediatamente i nostri compagni. Nel mirino ci sono anche Petruzzelli e Prefettura». Ieri si insediava il nuovo procuratore generale presso la Corte d'appello, Antonio Pizzi. Una decina di giorni fa, in Appello, un'udienza del processo D'Antona. Era un falso allarme ma, nell'immediatezza, neppure i carabinieri sono riusciti ad avere le chiavi del Petruzzelli
• Antonio Pizzi, nuovo pg alla Corte d'appello di Bari

21 Aprile 2009

BARI - La telefonata anonima è arrivata in redazione alle 9,45 di ieri mattina. Una voce un po’ roca, senza inflessioni, ha annunciato: «Ci sarà un attentato alle 11,30 presso il Tribunale di Bari se non saranno rilasciati immediatamente i nostri compagni. Nel mirino ci sono anche Petruzzelli e Prefettura». 

Immediato scatta l’allarme, gli artificieri dei carabinieri, con i cani addestrati ad individuare esplosivi, cominciano i controlli alle due sedi del Tribunale e in Prefettura. Ma quando tocca al Petruzzelli tutto si ferma. Si cercano le chiavi per poter entrare, ma a chi chiederle? Chi le ha? Nemmeno i militari riescono a venire a capo del mistero per riuscire ad accedere al Petruzzelli e si devono quindi limitare ad una ispezione all’esterno. Tutto in ordine, comunque, e via. 

Una prima riflessione: la telefonata anonima è giunta proprio nel giorno dell’insediamento del procuratore generale presso la corte d’appello, Antonio Pizzi, che peraltro non ha dato peso all’episodio. Il procuratore Pizzi ha nel suo curriculum indagini importantissime, dal crac del Banco Ambrosiano alle processo e alla condanna delle «bestie di satana». Episodi, alcuni lontani, ma decisamente chiusi. Certo che, in questo momento di grande fibrillazione negli uffici giudiziari, non è un contributo al rasserenamento degli animi. 

La seconda riflessione, un po’ meno seria, sul destino del Teatro Petruzzelli: se nemmeno i carabinieri riescono ad entrarci in una situazione di emergenza, cosa si deve fare per poterlo riaprire? Un destino segnato, anzi sbarrato. Almeno fino a quando il premier Berlusconi non deciderà che il Petruzzelli debba essere riaperto. Speriamo prima, piuttosto che poi. 
MICHELE MAROLLA
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