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In Puglia e Basilicata

Due detenuti pugliesi: «Noi volontari a L'Aquila»

Due detenuti pugliesi: «Noi volontari a L'Aquila»
di MICHELE PARTIPILO 
Dal dolore e dalle macerie possono affiorare anche inimmaginabili storie di riscatto. Come quelle di Carmelo Sabatelli e Giampiero Martino. Trentatré anni di Monopoli il primo, 34 anni di Maruggio (Taranto) il secondo: insieme con altri due detenuti, da sabato sera stanno lavorando per sfamare i terremotati

19 Aprile 2009

di MICHELE PARTIPILO 

BARI - Dal dolore e dalle macerie possono affiorare anche inimmaginabili storie di riscatto. Come quelle di Carmelo Sabatelli e Giampiero Martino. Trentatré anni di Monopoli il primo, 34 anni di Maruggio (Taranto) il secondo: insieme con altri due detenuti, da sabato sera stanno lavorando per sfamare i terremotati. 

Per la legge sono due assassini che stanno finendo di scontare la loro pena, per i volontari della Croce rossa e per tutti gli sfollati sono due ragazzi in gamba, che lavorano sodo per alleviare le sofferenze di tanta gente sfortunata. I quattro detenuti (ci sono anche Pasquale, calabrese, e Raffaele, campano) sono stati formati in carcere e già lavorano da novembre 2003 come cuochi e pizzaioli nella cucina di Rebibbia, gestita da una Ati (Cooperativa Sociale Men atWork e e-Team) che sforna due pasti al giorno per circa 1.500 detenuti. 

Grazie anche all’impegno di Alberta Ianni, dell’associazio - ne Vic (Volontari in carcere), sono stati assegnati alle cucine del campo base della Croce Rossa, nel cortile interno dello stabilimento FinMec dell’Aquila. «Appena abbiamo saputo del terremoto - racconta Carmelo al telefono - ci siamo chiesti che cosa potevamo fare oltre la solita colletta fra tutti i detenuti. In un primo tempo abbiamo pensato a donare i nostri pasti, ma non era possibile. Poi l’idea: utilizziamo un po’ di giorni dei nostri permessi premio per andare a cucinare per i terremotati. Abbiamo preparato un progetto che è stato subito approvato dal direttore del carcere. Poi, è andato ai giudici di sorveglianza e il caso ha voluto che a decidere fossero due magistrati abruzzesi: una ragione in più per dire subito sì». 

La voce di Carmelo è fresca e piena di entusiamo, nonostante la dura giornata di lavoro. «Siamo arrivati sabato sera e ci siamo messi subito all’opera, anche perché gli altri cuochi erano stremati dopo tutti questi giorni. Ci stiamo impegnando come pazzi, perché in questa situazione non puoi fare diversamente. Noi siamo anche dei privilegiati, perché dormiamo in una roulotte e non in tenda: e qui fa freddo e piove». 

Carmelo ha rinunciato ad andare a trovare la fidanzata a Milano. È detenuto per un omicidio commesso in Romania: lì ha scontato quattro anni di carcere e poi ha ottenuto di poter pagare in Italia il resto del suo debito con la giustizia. Ora è una persona diversa: ha capito di aver sbagliato e quando nel 2013 sarà finalmente libero potrà ricominciare a testa alta. La storia di Giampiero è simile. Anche lui è in carcere per omicidio «a scopo di rapina», precisa. Non ha ritrosia a parlare del suo passato: è un modo per riconoscere i suoi errori. In carcere ha scoperto la vocazione culinaria: la pratica e anche lo studio. Ora è un bravo cuoco e anche pizzaiolo. Fra due anni e otto mesi, quando tornerà libero, ha voglia di mettere su un ristorante. Anche Giampiero ha una voce carica di entusiamo. 

«Penso ai miei genitori, questa volta saranno contenti di me. Ho rinunciato a tornare a casa per venire qui. Un’esperienza di solidarietà incredibile. Ci hanno accolti tutti benissimo: il primo impatto è stato bellissimo, anche se poi vedi questi volti dignitosamente sofferenti e non puoi fare a meno di renderti partecipe del loro dolore. Ed è questo che ci dà la carica, che non ci fa sentire la fatica e non ci fa rimpiangere di aver scelto di esserci». Ieri Carmelo e Giampiero - insieme agli altri cuochi della Croce Rossa - hanno preparato per pranzo pasta ai peperoni, tagliatelle in brodo e pollo arrosto. Per cena brodino e ancora arrosto. Chi ha mangiato si è accorto che erano più buoni del solito, erano conditi con un ingrediente raro: la voglia di una vita onesta.
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