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In Puglia e Basilicata

Nardò, distrutta targa a Renata vittima di mafia

Nardò, distrutta targa a Renata vittima di mafia
di BIAGIO VALERIO
Un oltraggio alla memoria di Renata Fonte: la targa apposta di recente sul belvedere di Portoselvaggio è stata divelta e fatta a pezzi. Il grave episodio è avvenuto negli ultimi giorni ma è stato scoperto solo con il ritorno del bel tempo. La targa era stata posizionata nel corso di una cerimonia il 31 marzo scorso - presenti, fra gli altri, le figlie e il marito - in occasione del venticinquesimo anniversario dell'omicidio. Un delitto di mafia, come è stato qualificato, che si «arricchisce» di un nuovo, inquietante capitolo
• Lo sconcerto del sindaco Antonio Vaglio: «Un oltraggio inqualificabile»

19 Aprile 2009

NARDÒ - Scardinata, divelta e sfasciata. Così è stata distrutta la targa con cui il paesaggio incantevole di Portoselvaggio è stato dedicato alla memoria di Re n at a Fonte . Una furia folle, inquietante nella sua determinazione ideologica. Il fatto è stato scoperto solo nelle ultime ore ma l’episodio si è verificato sicuramente tra il 13 e il 14 di aprile. 

Forse proprio alla fine del giorno di Pasquetta. A questa conclusione sono giunti i forestali che accudiscono il parco. A causa del maltempo di questi giorni, però, la distruzione della targa in legno è stata scoperta in ritardo. Sul posto, e vale a dire il belvedere che consente una veduta incantevole della spiaggia e della piana della Lea, è rimasto solo il trespolo di legno scardinato proprio lì dove era inchiodato alla staccionata. 

Evidentemente qualcuno ha tentato di abbatterlo a calci ma non c’è riuscito. Segno che, probabilmente, non si è trattato di un gruppo di persone o di un giovane. Poi, l’attenzione del vandalo (definizione impropria, in verità) si è spostata sulla targa vera e propria. Un oggetto semplice con una serigrafia in verde sulla quale si leggeva solo: «Portoselvaggio a Renata Fonte». 

La tavola è stata probabilmente tirata via con le mani e poi distrutta, spezzata a metà forse con un calcio ben assestato dopo aver appoggiato la targa alla staccionata. E a riprova dello strano comportamento di chi ha commesso il gesto, c’è il fatto che la staccionata è rotta nel punto in cui la tavola è stata ritrovata. Solo i pezzi della metà inferiore sono stati recuperati dai forestali. La parte superiore è rimasta imprigionata tra i rovi di olivastro, aggrappata alle rocce che si affacciano sulla scarpata. 

Il 31 marzo, proprio alla presenza del presidente di Libera, don Luigi Ciotti, l’Amministrazione comunale aveva fatto il grande passo di decidere apertamente di dedicare il belvedere all’assessore del Comune di Nardò barbaramente assassinata 25 anni prima. Ma se la dedica «fisica» non è arrivata ai quindici giorni di esistenza, quella ideale resta nelle coscienze dei tanti che hanno partecipato a quella giornata, compresi i bambini giunti dalle scuole della provincia. Ma ora è il momento di farsi alcune domande. 

E’ il ricordo della Fonte che appare ingombrante a qualcuno? Oppure è l’associazione tra Portoselvaggio e la giovane esponente repubblicana a non essere gradita perché ritenuta «forzata»? Di certo non si tratta del gesto di uno squilibrato o di un «semplice» teppista. Appare troppo mirata e consapevole l’azione distruttiva. E la matrice non appare nemmeno politica. 

Le parole di don Ciotti, pronunciate il 31 marzo, potrebbero aver toccato i nervi scoperti di qualcuno che non gradisce che la città annoveri un martire, caduto per un ideale. E con un gesto codardo come questo afferma la propria convinzione.
BIAGIO VALERIO
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