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In Puglia e Basilicata

Rischio mafia Puglia sulla ricostruzione

Rischio mafia Puglia sulla ricostruzione
Alla vigilia dei grandi lavori di ricostruzione post-sisma in Abruzzo, un recentissimo rapporto investigativo mette in evidenza gli interessi storici delle maggiori organizzazioni criminali italiane e, tra Camorra e Cosa Nostra, spunta il proccupante ruolo della criminalità organizzata pugliese. Il suo radicamento recentemente confermato da un'indagine conclusasi, il 19 novembre scorso, con l'arresto di tre pregiudicati foggiani

18 Aprile 2009

L'AQUILA – L'Abruzzo è una regione «sostanzialmente estranea a manifestazioni criminali caratterizzate dal rigido controllo del territorio, tipico delle consorterie di tipo mafioso», ma questo non deve tranquillizzare: il grande business della ricostruzione, si legge in un recentissimo rapporto investigativo, non sarà ignorato dalla criminalità organizzata, che da alcuni anni si è infiltrata anche in questa regione. 

Sotto il profilo criminale, è scritto nel dossier, l’Abruzzo può essere suddiviso in tre fasce di «interesse operativo»: 1) la zona costiera, con le province di Pescara, Teramo e Chieti dove, «per il rilevante sviluppo nei settori dell’edilizia, dell’industria e del commercio, le tradizionali organizzazioni mafiose potrebbero trovare facile radicamento, soprattutto per il riciclaggio dei proventi di attività illecite»; 2) la Marsica, con Avezzano, Carsoli e Tagliacozzo, il Comune dove giusto un mese fa sono stati sequestrati beni riconducibili al cosiddetto tesoro di Ciancimino; 2) l’Alto Sangro e la Valle Peligna, con Castel di Sangro, Roccaraso e Sulmona, aree «interessate dal tentativo di insediamento nel tessuto economico-produttivo di pregiudicati riconducibili ad alcuni clan camorristici dell’hinterland napoletano». 

Particolarmente preoccupante, anche per la vicinanza geografica, è considerata l’influenza della Camorra. Secondo il rapporto investigativo, in Abruzzo è stata recentemente riscontrata la presenza di elementi riconducibili al clan Aquino/Annunziata di Boscoreale, risultati in contatto con pregiudicati residenti all’Aquila, e al clan Di Lauro di Secondigliano, attivo soprattutto sulla costa. 

Riguardo a Cosa Nostra, gli investigatori puntano naturalmente l’accento sulla recentissima operazione "Alba Chiara", nell’ambito della quale sono state arrestate tre persone (tra cui un ex assessore del Comune di Tagliacozzo) accusate di aver riciclato somme di denaro provenienti dal "tesoro occulto" riconducibile all’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino. Ma, facendo riferimento specifico alla ricostruzione post terremoto, nel rapporto investigativo si sottolinea che l'interesse della mafia siciliana nel comparto delle costruzioni in Abruzzo è di vecchia data: «già a partire dalla metà degli anni '90 si era registrata, ad Avezzano (L'Aquila), la presenza di Giovanni Spera, figlio del boss Benedetto». Giovanni Spera viene indicato nel dossier come «imprenditore operante nel settore edile e della produzione del calcestruzzo tratto in arresto dalla Dia il 15 luglio 1999 ad Avezzano per associazione mafiosa». 

I collegamenti con la 'ndrangheta si registrano invece, secondo gli investigatori, soprattutto nelle province di Teramo e Pescara «in relazione al rinnovato attivismo di gruppi criminali locali, dediti al controllo dello spaccio di stupefacenti e del gioco d’azzardo». 

L'influenza della criminalità organizzata pugliese in Abruzzo è stata infine recentemente confermata da un’indagine conclusasi il 19 novembre scorso con l’arresto di tre pregiudicati foggiani attivi nello spaccio di droga nell’area compresa tra Chiti Scalo e Francavilla al Mare. Nel mirino degli investigatori anche i possibili collegamenti tra esponenti della criminalità organizzata e quelli della criminalità locale, tra cui nel rapporto vengono segnalati alcuni gruppi familiari rom, «da tempo stabilitisi lungo la fascia costiera delle province di Pescara e Teramo, attivi nella gestione» di numerose attività illecite, dal gioco d’azzardo al traffico di droga.
Vincenzo Sinapi - Ansa
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