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In Puglia e Basilicata

Mesagne, «via crucis» di un bimbo malato

Mesagne, «via crucis» di un bimbo malato
Antonio (è un nome di fantasia) ha otto anni, per la sua malattia ha necessità di una dieta particolare e con l'inizio della scuola elementare iniziano i guai: feste e festicciole con dolci offerti, per il bimbo sono una tentazione che può essere problematica. E nessuno a scuola vuole assumersi la responsabilità di stare attento perchè Antonio non ne mangi

18 Aprile 2009

MESAGNE - Questa è una storia «rubata». E’ il racconto di una sopraffazione larvata, di un’angheria del «sistema», dunque difficile da individuare e quindi da avversare. Chi ha provato a combatterla è stata una giovane coppia di genitori, madre e padre di uno splendido bambino affetto da “diabete mellito”. Il resoconto è tuttavia «rubato» poiché costoro – non inclini all’esposizione mediatica – preferivano non rivolgersi alla stampa. 
Antonio (è un nome di fantasia) ha otto anni: è quello che comunemente si definisce un «ometto», possedendo insospettabili qualità tipiche di un adulto serio e composto. Egli convive con la malattia fin dall’infanzia, subendo le rigide regole – gli orari, le terapie, i bioritmi – imposti da una perita diabetologa e dagli attenti genitori. A dispetto di quanto comunemente si possa immaginare, i bambini diabetici hanno un regime alimentare che contempla anche i dolciumi. In modica quantità, certo, in alcuni orari, ovviamente: preziose sono le leccornie sfornate dalla mamma, talune ciambelle dorate, o l’ovetto Kinder a merenda. 

Il problema si presenta con l’arrivo della scuola elementare, o «alimentare», secondo i tanti genitori che si lamentano delle frequenti gozzoviglie in aula: «ogni settimana un compleanno o un onomastico, una buona scusa per portare vassoi ricolmi di focacce e pasticcini, e torte multicolore… Come facciamo a controllare la buona alimentazione dei nostri bambini?». Per i genitori di Antonio la paura è maggiore: ciascuno di quei festeggiamenti è un pericolo per il proprio figlio, ogni volta una tentazione e quindi il rischio che il ragazzino ingurgiti dei dolci, per sentirsi integrato o semplicemente per gola. Provano ad avanzare la loro istanza a maestre e maestri: la risposta è «picche», dev’essere Antonio a sapersi controllare, non c’è la possibilità di regolamentare alcunché. 

Ha inizio la «via crucis» all’interno del «sistema»: ufficio igiene, provveditorato agli studi, Asl. Niente, nessuno può far nulla, sta ad Antonio limitarsi oppure i genitori devono di volta in volta decidere di non mandarlo a scuola. Pericolo «pasticcini», oggi si rimane a casa. «Ma che mondo è questo?», si domandano. (g.flo.)
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