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In Puglia e Basilicata

Processo ex-ostaggi Iraq «La Polizia ci snobbò»

Processo ex-ostaggi Iraq «La Polizia ci snobbò»
Secondo le sommarie informazioni rilasciate ai carabinieri di Pontedera (Pisa), il vulcanologo toscano Luca Andrea Lupi avrebbe detto che, nel 2004, pochi giorni dopo il rapimento dei quattro bodyguard italiani, il memoriale di Didri Forese sulla missione in Iraq di Stefio, Agliana, Cupertino e Quattrocchi, fu «subito» portato alla Polizia di Prato ma «incredibilmente la cosa fu sottovalutata e, in pratica, ci snobbarono». Lupi il 28 maggio deporrà dinanzi alla Corte d'assise di Bari al processo per l'arruolamento di alcuni degli ex ostaggi

17 Aprile 2009

BARI – Il memoriale di Didri Forese sulla missione in Iraq dei quattro bodyguard italiani sequestrati per 56 giorni, nel 2004, dai ribelli iracheni fu «subito» portato alla Polizia di Prato ma «incredibilmente la cosa fu sottovalutata e, in pratica, ci snobbarono». Lo sostiene nelle sommarie informazioni rilasciate ai carabinieri di Pontedera (Pisa), che le hanno trasmesse alla procura di Bari, il vulcanologo toscano Luca Andrea Lupi, di 43 anni, che il 28 maggio deporrà dinanzi alla Corte d’assise di Bari al processo per l’arruolamento di alcuni degli ex ostaggi. 

Il dibattimento è a carico di Giampiero Spinelli e Salvatore Stefio, accusati di aver reclutato Forese e gli ex ostaggi Umberto Cupertino e Maurizio Agliana. Questi ultimi due, assieme a Stefio e a Fabrizio Quattrocchi, furono catturati il 12 aprile 2004 e liberati dopo 56 giorni. Quattrocchi fu invece ucciso. Lupi, il 21 marzo scorso, ha depositato ai carabinieri un atto di spontanee dichiarazioni per precisare meglio il ruolo avuto nella stesura nel memoriale (compilato il 27 aprile 2004) nel quale Forese spiega che Spinelli, nell’ottobre del 2003, lo contattò e gli propose di lavorare in Iraq, anche per scortare «personale dell’Onu». 

Nel memoriale Forese ripercorre i rapporti avuti e il lavoro svolto a Baghdad con Stefio, Cupertino, Agliana e Spinelli. Secondo le dichiarazioni di Lupi, amico di Agliana, lui e altre tre persone (Forese, Andrè Vernis e il «socio» di Agliana, Giacomo Del Puglia) compilarono il memoriale e lo portarono in questura. «Ce ne andammo delusi ed amareggiati – conclude – per la cecità di chi invece aveva il dovere d’investigare e raccogliere ogni notizia potenzialmente importante per il nostro amico».
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