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In Puglia e Basilicata

Sulle orme di San Nicola tra Cefalonia, Itaca e Zante

Sulle orme di San Nicola tra Cefalonia, Itaca e Zante
Prosegue l'avventura della goletta a vela che ripercorre il tragitto dei marinai baresi che da Bari arrivarono a Myra per portar via le reliquie di San Nicola. A bordo la nostra giornalista Enrica Simonetti
• PRIMA PUNTATA: nel Canale d'Otranto
• SECONDA PUNTATA: l'imponente Peloponneso

16 Aprile 2009

di ENRICA SIMONETTI
Il ponte chiuso di Santa Maura, all'arrivo all'isola di Lefkas, ci blocca per una notte. Dormiamo nel grande porto canale, ma al mattino presto il ponte ancora non apre, perché ci sono problemi tecnici e quindi s'impone una decisione: serve fare l'intero giro dell'isola per poter andare avanti. Un disguido che diventa una indimenticabile rotta oltre le rocce di Lefkas: eccoci allo scoglio di Sesaula, forato come se fosse una spugna. L'emozione delle bellezze naturali che abbiamo di fronte è enorme e aumenta quando passiamo davanti allo scoglio da cui si lanciò la poetessa Saffo, concludendo qui la sua vita tormentata dall'amore che trasuda dai suoi splendidi versi. Poco più avanti, ecco il faro dell'isola, che sembra voler lasciare acceso il ricordo di questa donna antichissima e sofferente. Baie e rocce tempestano la fiancata della nostra barca; ad un tratto sulla destra, appare Cefalonia con la sua roccia frastagliatissima e gli scogli che sembrano confusi e a tratti allineati, pronti ad orlare di bianco la macchia mediterranea, che qui è intensa, ricchissima. 

Cefalonia è un tripudio di vegetazione e di rocce che in alcuni punti sembrano lastre di marmo messe in obliquo come libri su una mensola. Ai piedi delle rocce, il mare turchese, poi blu. Neanche la foschia che in queste ore è tanta riesce a cancellare la bellezza degli scogli lavorati da secoli e secoli di ondate. Tutta Cefalonia è uno scrigno di storia e lo pensiamo costeggiando il porticciolo di Fiskardo, dove si dice che approdò il Guiscardo e dove alla terribile distruzione del terremoto del 1953 è resistita soltanto qualche pietra e la torre circolare della piccola fortezza. I 62 marinai che riportarono a Bari dalla Licia le ossa di San Nicola potrebbero anche essere passati di qui e forse aver visto queste "foreste" di alberi sul mare, abeti che si chiamano proprio "Abies Cephalonica" ma crescono in tutta la Grecia e sembrano simili ai cipressi. Un paesaggio alpino su un'isola che è stata anche la scenografia naturale della terribile sorte dei soldati italiani della Divisione Acqui durante la seconda guerra mondiale: in seimila furono trucidati all'arrivo dei tedeschi e tra i sopravvissuti ci sono storie incredibili, come quella del militare pugliese che si salvò nuotando da Cefalonia a Itaca. 

Già, Itaca che è qui accanto a noi, silenziosa e brulla. Si naviga tenendo per diverse miglia da un lato Itaca e dall'altro Cefalonia. La patria di Ulisse e la grande isola formano un corridoio che sembra una passerella capace di farti scoprire le loro meraviglie. A mezzogiorno, dopo aver passato il villaggio di Poros, il comandante Lele Coluccia guarda le sue strumentazioni e annuncia che stiamo per "scapolare" e cioè passare il capo di Cefalonia. Pochi attimi e avviene una cosa altamente emozionante, perché due delfini si avvicinano alla barca e nuotano con noi, scomparendo poi per sempre sott'acqua. Continuiamo ad andare avanti, avvicinandoci al profilo di Zante: il nostro primo approdo è la baia di Ayos Nikolaos, dove c'è uno scoglio con i resti antichi di quella che sarà stata forse una chiesetta o forse un forte adibito alla difesa come ce ne sono tanti qui, in queste coste un tempo assaltate dai pirati. Oggi qui c'è solo pace e la primavera mediterranea si respira in ogni punto; neanche il profumo del mare annulla l'odore fortissimo delle ginestre fiorite ovunque sulle rocce di Zante, con il giallo intenso che sbuca tra gli arbusti. Il paradiso naturale di Zacinto è davanti ai nostri occhi.
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