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In Puglia e Basilicata

Somalia, gli ostaggi telefonano a casa

Somalia, gli ostaggi telefonano a casa
«Stiamo bene» questo in sintesi il messaggio che i marinai molfettesi ostaggio di pirati somali hanno potuto trasmettere alle famiglie in apprensione da giorni. Sembra che il cargo italiano sia stato assaltato dai pirati per protesta: trasportava chiatte inquinanti, dicono alcune fonti somale

16 Aprile 2009

ROMA -Si fa ogni giorno più aggressiva l'azione dei pirati al largo delle coste somale, mentre filtrano le prime buone notizie per i dieci italiani da sabato scorso nelle mani dei predoni. In una giornata convulsa, con le notizie che si susseguivano di attacchi sferrati contro un cargo Usa, la liberazione di una nave greca e la cattura da parte della marina francese di 11 bucanieri, si è appreso anche che tutti i 16 membri, compresi i due molfettesi, dell’equipaggio del Buccaneer ieri mattina hanno potuto chiamare casa. «Stanno bene» e «sono trattati bene dai pirati», ha fatto sapere la Micoperi, società ravennate proprietaria del cargo italiano. «Ottimismo» per la situazione dei connazionali è stato mostrato anche da Gianfranco Fini, ieri a Mazara del Vallo, dove ha incontrato la moglie di Pasquale Mulone, uno dei marittimi a bordo del Buccaneer. Il presidente della Camera ha osservato come la vicenda somala sia «piena di incognite e rischi», ma ha assicurato che le istituzioni «stanno facendo tutto quanto è in loro potere», riferendo pur nella «necessaria riservatezza» di avere «ragionevoli motivi per essere ottimisti». 
buccaneer
Secondo alcune fonti somale, peraltro, il sequestro non sarebbe un vero e proprio atto di pirateria, ma sarebbe stato compiuto per protesta. Il Buccaneer, secondo queste fonti, trasportava delle chiatte inquinanti. Ieri a Nairobi, c'è stato un vertice a sorpresa sulla pirateria tra il governo somalo e quello del Puntland, regione semiautonoma nel Nord est del Paese, al largo delle cui coste è alla fonda il Buccaneer. È verosimile pensare che dopo cinque giorni le trattative per il rilascio del rimorchiatore siano state avviate – le autorità italiane sembrano escludere possibilità di effettuare blitz – anche se autorevoli fonti somale, contattate a margine dell’incontro in Kenya, hanno riferito che non risultano mediazioni in corso. 

I pirati, intanto, sono scatenati. L’altra sera hanno assaltato un mercantile americano carico di aiuti umanitari al largo delle coste somale a colpi di lanciagranate e fucili automatici. Il cargo, il Liberty Sun, è riuscito a sfuggire al tentativo di arrembaggio, probabilmente anche grazie all’ar rivo della marina Usa. Uno dei capi predoni, Abdi Garad, ha rivendicato l’attacco, parlando di «inizio della vendetta» contro gli americani dopo l'uccisione di tre bucanieri avvenuta lo scorso 12 aprile durante l’operazione della marina Usa per liberare il capitano Richard Phillips. «Abbiamo formato una squadra speciale per distruggere tutte le navi battenti bandiera americana e vendicare il brutale assassinio dei nostri amici», ha detto senza mezzi termini il predone. Questo, ha minacciato, «non è che l’inizio». E' stata rilasciata invece la nave di proprietà greca sequestrata lo scorso marzo: a bordo c'erano 24 membri dell’equipaggio, e sono tutti in buone condizioni. 

Primi risultati anche dalla missione europea anti- pirateria Atalanta, schierata nelle ormai pericolosissime acque dell’Oceano indiano: undici predoni sono stati arrestati dalla fregata della Marina militare francese Nivose. L’operazione si è svolta al largo del Kenya – circa 900 km a est di Mombasa -: i pirati sono stati intercettati mentre navigavano su u n’imbarcazione lunga 10 metri che trasportava 200 litri di petrolio e due skiff d’assalto. 
Per affrontare l’emergenza pirateria e la stabilizzazione della Somalia, intanto, Nazioni Unite e Unione europea hanno organizzato una conferenza internazionale a Bruxelles il prossimo 23 aprile.
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