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In Puglia e Basilicata

REPORTAGE/La goletta di San Nicola nell'Egeo

REPORTAGE/La goletta di San Nicola nell'Egeo
Di miglia in miglia. Continua l'avventura in Adriatico della goletta a vela partita da Bari sulle tracce della traslazione di San Nicola (con il progetto di Vincenzo Catalano “Ex Oriente Lumen”, fortemente voluto dalla Basilica di San Nicola e sponsorizzato dalla Banca Popolare di Bari). Oggi la barca con a bordo la nostra giornalista Enrica Simonetti è attraccata nel porto di Mthoni al largo del Golfo di Messinia.

15 Aprile 2009

di ENRICA SIMONETTI

Non si può cominciare il racconto di questa lunga giornata dal mattino, perché dobbiamo dedicare qualche riga alla notte e cioè alla luna piena che ci ha illuminati mentre eravamo all’ancòra nella baia di Methoni. Una notte così “da dipinto” è stata però il preludio di una burrascosa traversata. Abbiamo preso il largo alle 7,15 con il mare già un po’ increspato; sapevamo che le previsioni non erano favorevoli, ma dopo qualche miglio abbiamo incontrato un vento molto più forte di quanto indicato dai siti meteo. Raffiche di 30 nodi ci hanno accompagnati per tutto il tragitto, al largo del Golfo di Messinia fino al mitico Capo Matapàn. 

Una natura imponente davanti ai nostri occhi: la forza del mare che sembra imbattibile, l’altezza delle rocce del Peloponneso con i monti innevati visibili sin dalla nostra distanza. 

Sulla barca l’aria è carica di salsedine, la schiuma del mare bagna ogni cosa. Non incontriamo nessuna imbarcazione, unico compagno di viaggio per un po’ è un gabbiano che vola faticosamente controvento. Anche noi abbiamo il vento e le ondate a prua; la randa della barca sembra impazzita. Come potevano i marinai di un tempo affrontare questa furia con le caravelle? Come riuscivano ad orientarsi con le sole bussole ad acqua e a sfidare le correnti a remi? Quello che i documenti storici non raccontano è ciò che cerchiamo di immaginare in questo peregrinare tra Ionio e Egeo. 

E non c’è solo l’immaginazione di quelle difficili navigazioni antiche, perché di vere difficoltà ne incontriamo anche oggi. In Italia è Pasqua, qui per gli ortodossi è invece la domenica delle Palme e il mare sembra forte e invincibile. A tal punto, da farci tentare inutilmente diversi abbordaggi in alcune baie: facciamo rotta verso Matapan ma è impossibile attraccare a causa del vento; costeggiamo Capo Grosso e Capo Metapàn ma le raffiche salgono a 56 nodi ed è impossibile trovare riparo in questa parte della Grecia, terribilmente bella e selvaggia, con le ”dita” del Peloponneso che si protendono in acqua lasciando chi guarda senza fiato. Capo Matapàn era considerato l’antico Tenaron, l’ingresso dell’Oltretomba e la burrasca che troviamo tentando di avvicinarci, sembra provarlo.
 
Tornati indietro alla ricerca di un porto, troviamo riparo a Limeni, una baia ugualmente ventosissima in una giornata come questa, ma un po’ più sicura. E’ ormai sera, ancoriamo molto lontano dalla riva e restiamo a bordo con le raffiche del vento che sibilano tra gli alberi della barca.

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