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In Puglia e Basilicata

Europee: sfuma Carofiglio pressing su Marini

Europee: sfuma Carofiglio pressing su Marini
di BEPI MARTELLOTTA 
In Puglia è giostra di candidati per le prossime elezioni di rappresentanti al Parlamento europeo. Emiliano frena. Salta il vertice decisivo per la rosa dei pugliesi del Pd: trattative con Franceschini, che chiuderà il cerchio entro fine settimana
• Ministri in lista nel Pdl, atteso il via del Cavaliere

15 Aprile 2009

di BEPI MARTELLOTTA 

BARI - Se tutto va bene, cioé se il Pd si ritrova con quel 26-27% di consensi che conferemerebbero il tren delle politiche, in Europa i democratici del Sud potrebbe portare a casa 4 seggi. Ed è qui che si innesta il bandolo della matassa sulla scrivania del leader Franceschini, al quale da ieri le regioni della circoscrizione meridionale hanno inviato la patata bollente della lista. La riunione convocata dal segretario regionale Michele Emiliano coi dirigenti del Pd pugliese non ha partorito una soluzione definitiva: da un lato la lista dei pugliesi proposta dal partito, dall’altro la volontà del leader regionale di impegnare nella campagna europea gli assessori regionali della giunta Vendola, onde rastrellare voti nelle province e arginare l’«effetto Nichi» in Puglia, ovvero i voti che si sposteranno verso «Sinistra e libertà» dopo che il governatore ha annunciato la sua volontà di esserne capolista. Al netto, dunque, del capolista ancora da decidere, il primo del listone Pd nel Sud per i pugliesi deve essere l’uscente Enzo Lavarra, seguito da Cosimo Durante (assessore provinciale a Lecce), l’imprenditore Gerardo Degennaro (Bari), Rosy Barretta (Brindisi), Stefano Fabbiano (vicepresidente della provincia a Taranto) ed Elena Gentile (Foggia). In lista ci sarà anche Cinzia De Marzo, avvocatessa barese, più una serie di volti noti e meno noti della società civile e del partito. Sin qui i desiderata del partito, che cozzano però con quelli del segretario regionale. Emiliano, infatti, vorrebbe utilizzare per le diverse province gli assessori regionali e, dunque, impegnare almeno Guglielmo Minervini (Bari), Sandro Frisullo (Lecce), Michele Pelillo (Taranto) e la già citata Gentile per Foggia. 

Come già accadde per le politiche, dunque, zero a zero e palla al centro: sarà Roma a dire l’ultima parola, cominciando nelle prossime ore una scrematura delle 6 postazioni arrivate dalle 6 regioni meridionali per ridurle della metà: da 36 nomi ai 18 che comporranno il listone Sud. E se non saranno dolori per l’uscente pugliese e quello lucano (Pittella), lo saranno per la Campania che al momento appare divisa affiancando agli uscenti Losco, Pagano, sta puntando sul’assessore Cozzolino e su Montefarano. 

Le trattative fervono in Puglia e, a questo punto, è probabile che l’incontro slittato ieri non ci sia più a Bari, ma si sposti sulle bollenti linee telefoniche con Roma. Bollenti anche perché resta tutta aperta la questione delle questioni: chi dovrà guidare la lista. Gli equilibri da considerare sono diversi: intanto quelli delle aree culturali che lanciano i candidati. Con Cofferati nel Nord e Bettini al Centro, appare una scelta obbligata per Franceschini scegliere un esponente dell’area cattolico-moderata (ex Margherita) nel Sud. E dunque, dopo il rifiuto dell’ex segretario Cisl D’Antoni (sul quale stanno continuando i pressing perché ci ripensi), il partito starebbe tornando a bomba su Franco Marini. L’identikit calza a pennello: padre nobile dei democratici, guru dell’area politico-culturale che ha da sempre rappresentato l’alter nativa all’egemonia Ds dei Veltroni e D’Alema, abruzzese (mai come ora il terremoto ha acceso i fari sulla sua terra), sarebbe lui l’ uomo ideale da spendere per arginare il Pdl. Sinora, però, il diretto interessato ha fatto spallucce e non è affatto detto che sia disponibile a lasciare Palazzo Madama per fare le valigie per Strasburgo. 

Perché qui sorge l’altra difficoltà: chi va a guidare la lista - al contrario di quanto stabilito da Berlusconi per il suo Pdl - va a fare l’europarlamentare. Su questo Franceschini è stato perentorio. Seconda ipotesi: tirare dal cilindro il nome forte, al di là delle correnti Pd. Il pressing su Roberto Saviano è partito ma il sì del romanziere non è ancora arrivato. C’è poi la soluzione Carofiglio, trovata da Fabiano Amati e colta bene da un pezzo del partito, non dai dalemiani che vorrebbero puntare più su un «cavallo da battaglia», un candidato cioé in grado di girare per fare campagna elettorale e tirare voti, piuttosto che su un «cavallo di razza» come il noto romanziere barese. Ipotesi, però, che avrebbe consentito un recupero dell’ex assessore regionale Tedesco al Senato ma che oggi pare sfumare come quella, passata in giudicato, di De Castro (cozzava con la presenza degli altri dalemiani Lavarra e Pittella). Il totopoltrone impera.
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