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Incursori di Taranto a caccia dei pirati Il villaggio sospetto

Incursori di Taranto a caccia dei pirati  Il villaggio sospetto

15 Aprile 2009

di MARISTELLA MASSARI

In volo, al crepuscolo, di fronte a «Las Qoray», una striscia di sabbia rossa del deserto punteggiata da capanne di pescatori. Due ufficiali della Marina Militare, ai comandi di un elicottero «AB-212» decollato dal ponte di volo della fregata Maestrale, la sera di Pasqua hanno sorvolato a distanza di sicurezza l’insenatu - ra che si trova fra un’area contesa tra la regione semi-autonoma di Puntland e il ribelle Somaliland. Qui, secondo fonti diplomatiche, i pirati hanno fatto ormeggiare il rimorchiatore Buccaneer. A bordo 16 marittimi. Dieci sono italiani, due i molfettesi. 

L’elicottero, controllato a vista dai radar del Maestrale, ha tentato di avvicinarsi quanto più possibile all’area in cui è ormeggiato il mercantile italiano, rimanendo ovviamente sempre all’esterno delle acque territoriali somale. Ma quella che sembrava una normale missione di pattugliamento della zona, in realtà, nascondeva un altro fine. I due piloti e lo specialista di bordo, grazie anche alla sofisticata strumentazione in dotazione alla Marina, avrebbero cercato di individuare la presenza degli uomini dell’equipaggio a bordo del rimorchiatore e di verificare l’esatta posizione dell’unità navale. Anche se dalla considerevole distanza di 12 miglia marine, circa 22 chilometri, la nave mercantile è finita nel mirino del «flir», for- ward looking infrared, il sistema di rilevazione delle radiazioni ad infrarossi in dotazione sulla linea di volo della Marina Militare. L’apparato consente di rilevare le variazioni termiche dei motori e, a seconda della distanza e della potenza del sistema, di intercettare e controllare addirittura le persone. I due piloti, grazie al visore di intensificazione della luminosità montato sui caschi di volo, avrebbero scattato anche alcune fotografie della zona in cui dovrebbe trovarsi il rimorchiatore italiano. Le immagini sarebbero ora al vaglio degli esperti dell’intellig ence. La notizia non è stata confermata da fonti ufficiali. 
fregata Maestrale
Terminata la missione, l’elicottero è rientrato alla base. La fregata Maestrale, in assetto da combattimento, dal giorno di Pasqua fa il pendolo di fronte alla costa a nord del Corno d’Africa. La nave della Marina sta pattugliando l’area tra il Puntland e Somaliland dove i pirati avrebbero portato il rimorchiatore con i marittimi italiani. La tensione a bordo è molto alta. La fregata è in assetto da combattimento. Sul Maestrale ci sono gli incursori, uomini appartenenti ai reparti scelti della Marina Militare e i fanti del Reggimento San Marco. Tutto l’equipaggio è impegnato in turni di guardia molto serrati. L’attività più frenetica è quella del personale specializzato nelle intercettazioni che opera all’interno della centrale operativa di combattimento. Nel grande salone che si trova alle spalle della plancia di comando, l’atmosfera è cupa. Le uniche luci sono quelle dei radar. I marinai italiani hanno gli occhi puntati sulle grandi «consolle» che rilevano e registrano le tracce lasciate dalle navi in transito nella zona. Ma le notizie sul lavoro dei marinai italiani nel Golfo di Aden filtrano con il conta gocce.

Il Maestrale è giunto la mattina di Pasqua nelle acque del Corno d’Africa, a nord della Somalia, dove il giorno prima era stato sequestrato dai pirati il Buccaneer. Il comandante dell’unità navale della Marina Militare, il Capitano di Fregata Angelo Virdis, ricevuta la notizia dell’abbordaggio dei pirati al rimorchiatore italiano, aveva ordinato di mettere le macchine “avanti tutta” ed aveva puntato la prua della nave verso il Corno d’Africa, raggiungendo la zona di operazioni con qualche ora di anticipo sulla prevista tabella di marcia. Per coprire il tratto di mare tra il Golfo di Taranto e quello di Aden, più di 3500 miglia marine, sono necessarie quasi due settimane di navigazione. Bisogna tagliare il Mediterraneo, attraversare il Canale di Suez ed entrare in Mar Rosso, l’anticamera delle acque bollenti della Somalia. La nave della Marina era partita lo scorso 2 aprile da Taranto. In quella occasione il comandante Virdis aveva dichiarato che l’equipaggio era pronto e motivato ad affrontare una missione così delicata. 
Tutti i marinai italiani, 240 uomini e donne, sono impegnati nella caccia ai pirati, pronti ad ogni evenienza e ad eseguire le disposizioni che arriveranno dal comando della missione. La fregata Maestrale opera sotto la bandiera dell’Unione Europea nella missione denominata «Atalanta», la prima contro i pirati licenziata dal parlamento di Strasburgo.
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