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In Puglia e Basilicata

Taranto «in vendita» il Comune cede i suoi beni

Taranto «in vendita» il Comune cede i suoi beni
Tutto l’incasso dell’operazione -vendita andrà a risanare le casse comunali. Resta solo da sciogliere il nodo dell’utilizzo delle somme degli alloggi di edilizia popolare
• Ecco i «gioielli» in cerca di acquirenti
• E ora la partita si gioca sulle aree demaniali

14 Aprile 2009

di FABIO VENERE 

TARANTO - Patrimonio immobiliare comunale in vendita per 126 milioni 925mila euro. Questo è l’importo complesivo del valore stimato dei beni immobili di proprietà del Comune di Taranto previsto nel piano di dismissione (tecnicamente, programma di alienazione) adottato dalla giunta Stefàno. Piano che comunque potrà essere operativo solo dopo il via libera del Consiglio comunale atteso per fine mese.

GLI INCASSI REALI - In realtà, bisogna fare subito una prima precisazione su quanto potrebbe realmente incassare l’Amministrazione comunale dalla possibile vendita di questi beni (alloggi, palazzine, centri sportivi). Per essere più chiari, il Comune ha inserito nel suo portafoglio immobiliare anche gli alloggi Erp (edilizia residenziale pubblica), più comunemente note come “case popolari” ed anche quelle abitazioni riconducibili ad Erp. Bene, la legge che disciplina la vendita di questo tipo di case (n. 560 del ’93) prevede che i comuni possano vendere questi alloggi ma con l’obbligo utilizzare l’80 per cento dei proventi per la costruzione di nuove case di edilizia popolare. Solo il 20 per cento, quindi, con la legge nazionale in vigore potrebbe essere utilizzato a fini di cassa. Lo scorso 20 febbraio, però, una novità targata Regione Puglia ha cambiato questo schema. La giunta Vendola, accogliendo peraltro un arichiesta del Comune di Taranto (ente in regime di dissesto finanziario), ha adottato un disegno di legge proposto dall’assessore regionale all’Urbanistica, Angela Barbanente. Il ddl regionale, in estrema sintesi, prevede che i proventi della dismissione degli alloggi Erp possano essere utilizzati prioritariamente per il risanamento della situazione finanziaria dei comuni. Nel caso poi del Comune di Taranto, queste risorse servirebbero piuttosto per chiudere i conti aperti con l’Osl (Organo straordinario di liquidazione) e archiviare così la pratica dissesto. 

IL VALORE TOTALE - Ed allora, riepilogando, il valore dei beni immobili di proprietà comunale inseriti nel piano di dismissione è pari a 126 milioni 925mila euro ma, in caso di mancata adozione del disegno di legge della giunta regionale da parte del Consiglio regionale, solo 39 milioni di euro potrebbero essere utrilizzati per il finanziamento della massa passiva. In caso, invece, di adozione definitiva della proposta dell’assessore Barbanente sarebbe possibile per l’Amministrazione comunale destinare prioritariamente i proventi delle vendite al risanamento del bilancio comunale destinando al risanamento dei debiti ed al finanziamento della massa passiva l’importo pari all’80 per cento del piano delle alienazioni per un importo di 104 milioni 950mila euro. La giunta Stefàno, inizialmente, non aveva inserito nell’elenco dei beni da mettere in vendita gli alloggi Erp proprio per evitare di finire stretta nella benevola morsa (lo spirito della legge del ’93 è largamente condivisibile) della legislazione nazionale ma l’i n i z i at iva dell’assessore regionale Barbanente ha fatto rivedere la strategia di Palazzo di città. Obiettivo dichiarato: vendere ed incassare il più possibile per consentire all’Organo di liquidazione di chiudere i conti con gli ultimi creditori. 

IL VIA LIBERA - Nello scorso ottobre, il via libera. All’unanimità dei presenti (assenti al momento del voto i consiglieri del Pdl e di At6) il consiglio comunale ha approvato il regolamento sulla gestione e sulla vendita del patrimonio immobiliare comunale. E’ que - sto il primo passo, indispensabile, per procedere alla vendita delle case di proprietà del Comune. Ad illustrare (molto brevemente) il regolamento è stato Alfredo Spalluto, assessore comunale al Patrimonio. Tra gli interventi, in aula, si registrò quello di Dante Capriulo, capogruppo del Pd, che annunciando il voto favorevole dei «Democratici » disse: «Con questo regolamento si mette un po’ ordine in un settore nel quale in passato sono state compiute anomalie e nefandezze. Abbiamo condiviso la volontà dell’Ammi - nistrazione di far cassa valorizando al massimo questi beni. Per questo motivo, ed anche per garantire maggiore trasparenza, è stato eliminato ogni riferimento alla trattativa privata puntando sull’asta pubblica. Certo - prosegue Capriulo - avremmo preferito che ci fossero meno restrizione nell’appli - cazione del diritto di prelazione per i locatari». Diritto che, in base a questo regolamento, potrà essere esercitato dopo l’asta (e senza sconti) e non prima. In precedenza, dicembre 2005, il Comune aveva già cartolarizzato con la società marchigiana Carim srl diversi beni immobili incassando circa l’85 per cento del valore stimato (poco più di 15 milioni di euro). Si tratta del fabbricato di via Battisti n. 329 e dei seguenti appartamenti: via Napoli angolo via delle Fornaci; via Napoli 23; via Napoli 3; ex scuola Costa in viale Virgilio 67; via Petrarca n. 11 e 13; due appartamenti in via Di Palma n. 20; un edificio in piazza Immacolata; una palazzina in via Carducci a San Giorgio Jonico; alloggi in via Pio IX n. 39; via Venezia n. 43, 45, 47, 51 e 53; villino Genziane; locale commerciale in via Plinio 43; via Venezia e via Fiume. Su questa vicenda, però, è in corso un’indagine della magistratura che potrebbe portare anche all’annul - lamento del contratto in autotutela.
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