Mercoledì 17 Agosto 2022 | 06:02

In Puglia e Basilicata

Da Otranto a Corfù  col vento di «Juliet»

Da Otranto a Corfù  col vento di «Juliet»
di DARIO QUARTA
Un documentario di impegno sociale girato da Gianni De Blasi. Cinque ragazzi affetti da disturbi psichiatrici attraversano il mare verso l’ex manicomio «lager» di Corfù che sta per chiudere. Una settimana di viaggio, per una scommessa vinta, perchè «Sì, siamo tutti sulla stessa barca»
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10 Aprile 2009

di DARIO QUARTA

Siamo tutti sulla stessa barca», mai titolo fu più rivelatore. O meglio: sottotitolo. Perchè è «Juliet» il titolo del documentario di Gianni De Blasi e «Juliet» è il nome della barca a bordo della quale cinque persone affette da disturbi psichiatrici hanno compiuto la traversata Otranto è Corfù, accompagnate da un medico, da un infermiere, ovviamente dallo skipper, Antonio Todisco, avvocato e proprietario di «Juliet», e dal regista De Blasi, «il più pittoresco delle persone a bordo», a detta di uno dei cinque viaggiatori. 

Christian, Giovanni, Michele, Salvatore e Pierluigi sono i protagonisti del film (prodotto dalla Minuto d’arco di Tricase) e i destinatari del progetto, ideato dai responsabili della cooperativa L’Adelfia (lo psichiatra Francesco Tornesello e la presidentessa Maria Mazzone), organizzato per onorare i 30 anni della legge Basaglia, che si è posto come obiettivo, oltre a trovare delle alternative alla psicofarmacoterapia, di portare i ragazzi all’ex manicomio «lager» di Corfù che finalmente stava per chiudere i battenti. 

Una settimana di viaggio, affrontato dopo mesi di prove di navigazione e di «convivenza» negli spazi angusti dei 13 metri di barca, di partenze e approdi, sulle coste di Merlera, Fano e Corfù, della navigazione, tra pratiche «marinaresche« e conviviali momenti, tra un «cazzare la randa» e l’accurata preparazione della moka per il caffè. Tutto immortalato dalla telecamera del regista, alla sua prima esperienza come documentarista, che, dice, ammettendo di «essersi divertito come un pazzo», di aver raccolto «con entusiasmo e convinzione l’idea di «Juliet». 
Una sfida, aggiunge, «che consisteva non tanto nelle lunghe ore di navigazione vissute all’inter no di spazi angusti o nell’inco gnita rappresentata dal condividere quegli stessi spazi con dei pazienti psichiatrici, quanto nel fatto che io non mi ritenevo nel modo più assoluto un documentarista». Una sfida quella di «Juliet» certamente vinta. 

Le sue immagini in 50 minuti (proposte nell’ultima giornata del Festival del Cinema europeo di Lecce) raccontano dell’entusiasmo della partenza, la gioia del viaggio, l’ansia e la curiosità dell’approdo, il «malinconico » ritorno ed i tanti sogni: una barca, degli amici, una donna, una vita normale. «Eh sì... siamo tutti sulla stessa barca».
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