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In Puglia e Basilicata

Natuzzi: non mollerò ma tutti collaborino

Natuzzi: non mollerò ma tutti collaborino
La crisi del salotto: fermi gli stabilimenti pugliesi dopo il via a 1543 esuberi. Sciopero di otto ore per ogni turno, ieri, negli stabilimenti pugliesi e lucani del Gruppo Natuzzi. Dopo l’annuncio degli esuberi i dipendenti temono per il futuro dei propri posti di lavoro. Ma Pasquale Natuzzi rassicura: «Non abbandonerò la nave, ma tutti devono collaborare». «Siamo isolati, lontani dai mercati delle materie prime e dai mercati di sbocco»
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10 Aprile 2009

di PASQUALE DORIA

MATERA - Uno sciopero come quello di ieri da Natuzzi non si era mai visto prima d’ora. Si tratta dell’effetto prevedibile all’annuncio rimbalzato con fragore da un angolo all’altro della Murgia lo scorso 31 marzo: 1543 esuberi. Una scossa, un brivido, timori che per la quantità e per il nome legato a questo scenario non ha lasciato indifferente nessuno, è una svolta che si profila in termini strutturali.

Chi può rispondere meglio di lui, il presidente Pasquale Natuzzi. Ma che succede?

«Succede che io non mi tirerò indietro mai. Sono al comando della nave e farò di tutto pur di tirala fuori dalle secche. Sarà possibile se lavoreremo tutti insieme, perchè il distretto del mobile imbottito apulo-lucano può vincere, può farcela a superare questo momento di difficoltà. E sarà possibile se concorrerà la politica a livello nazionale e a livello regionale, stesso discorso per le banche o per i sindacati, che dovranno mediare in termini moderni, dimostrare come gli imprenditori di essere pronti. Qui non c’entra l’appartenenza allo schieramento di ognuno. Facciamo la politica delle famiglie, della gente che lavora, degli uomini e delle donne che hanno ragione, mille volte ragione a volere sicurezza».

Sembra piuttosto un appello.

È che sta diventando tutto più difficile. Guai, però, arrendersi. Da Natuzzi, poi, gli interessi di chi lavora vengono prima. Nonostante le perdite, i bilanci in rosso, è la storia dell’azienda che dimostra quel che dico. E dico che la scorsa settimana l’azienda aveva 49 milioni di euro di posizione finanziaria netta. Accade perchè Natuzzi è presidente e azionista di maggioranza. Può scegliere. E la decisione è quella di aver lasciato gli utili dell’azienda nell’azienda, per finanziare gli investimenti senza ricorrere al debito. Questo è solo il ragionamento di un buon padre di famiglia, vecchia maniera. A proposito, sono padre di cinque figli, e ci sono pure i nipoti. A loro penso soprattutto dando il buon esempio e puntando sull’educazione, sui valori che restano nella vita. Ma, tornando al discorso di prima, potevamo anche decidere di distribuire i dividendi, così Natuzzi e la sua famiglia si sarebbero trovati con una sessantina di milioni di euro in tasca. Invece, partendo dai dipendenti, passando attraverso l’azienda, ho fatto anche gli interessi degli azionisti. Il discorso è circolare».

Ha parlato di investimenti.

Lo sanno tutti. È un processo che nel 2007 ha riguardato gli stabilimenti di Laterza, Ginosa, Jesce. Le finalità di queste iniziative sono sempre state orientate alla qualità. Con i soldi degli azionisti abbiamo cercato di rendere le nostre aziende più efficienti e competitive. Investimenti che sono andati a rinnovare totalmente anche il sistema informatico, altri 13 milioni di euro nel 2008. In totale investimenti per circa 40 milioni di euro. Ma allora, chi è che vuol scappare via? Ripeto, sono soldi degli azionisti, non gli utili. Certo si può dire tutto e il contrario di tutto, però, i fatti sono fatti».

Ma ieri c’è stato lo sciopero.

Allora partiamo dallo sciopero. Il 31 marzo a Roma abbiamo presentato il piano industriale, ovvero lo studio analitico delle aziende presenti sulle sette aree geografiche del mondo per decidere come venire fuori dalla crisi. Il discorso parte dai mercati e da quanto lavoro possiamo assicurare in questo momento a tutte le nostre fabbriche. Per quanto riguarda l’Italia è emerso un esubero di 1540 unità. Ma è la fotografia, l’istantanea del momento e subito ci siamo dichiarati aperti al dialogo, disponibili a ogni forma di confronto pubblico con i sindacati per vedere insieme quali soluzioni possiamo trovare. Non bisogna dimenticare, poi, che continuiamo a operare all’interno di un deficit infrastrutturale. Siamo isolati, lontani dai mercati delle materie prime e dai mercati di sbocco. Altro che soldi dati a Natuzzi dallo Stato. Già nel 1999, conti alla mano, ho dimostrato che i contributi in conto capitale ottenuti con la legge 464 dal Governo, come tutti li hanno ottenuti, li avevo restituiti per ben 17 volte. Abbiamo generato ricchezza, le imposte le abbiamo pagate e ora siamo aggrediti dai paesi a basso costo di manodopera. È la globalizzazione, che c’è, ma non può governarla chi produce salotti».

E dopo la fotografia cosa c’è?

«Un imprenditore lungimirante. La mia visione del futuro non può prescindere dall’esperienza. Strategie maturate direttamente sui mercati. Insomma, conosco i concorrenti e dico che ne possiamo venire fuori, non solo Natuzzi, tutta l’area murgiana. L’innovazione del prodotto, dal punto di vista del design, della qualità, il buon uso delle tecnologie, il know how, il progetto di marca, l’apertura di negozi, il controllo del processo fino alla consegna del divano a casa dell’utente finale.... questi passi vanno fatti, più che avanti in alto. Lo facciamo e lo hanno fatto anche altri colleghi sul territorio. Lo stanno facendo. C’è bisogno di tempo, c’è bisogno di competere».

Competere con chi?

Stavamo dicendo della globalizzazione, della falcidie di aziende nel mondo. Parte del distretto del salotto resiste. Resistiamo. Ma ora occorre calma, nervi saldi e tanto buon senso da parte di tutti. L’America è troppo distante.

Lì vinceranno i cinesi, c’è poco da fare. In Europa e Medio Oriente vinciamo noi, lo dico sempre, lo ripeterò ovunque: chi sono i nostri concorrenti? In Italia li troviamo a Forlì e in Brianza, fuori dai nostri confini solo in Germania.

Ma a fare prodotti di qualità siamo rimasti solo noi della Murgia. Ecco perchè ce la possiamo fare».

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