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In Puglia e Basilicata

«Lo spinello non fa male» a giudizio preside Barletta

«Lo spinello non fa male» a giudizio preside Barletta
di ANTONELLO NORSCIA
Ieri pomeriggio, il giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Trani, Grazia Caserta, accogliendo la richiesta del pubblico ministero Giuseppe Maralfa, ha deciso il rinvio a giudizio per il prof. Ruggiero Dicuonzo, preside del liceo scientifico "Cafiero" di Barletta accusato per le esternazioni a favore dello spinello in occasione di un'assemblea sulla legalità cui presero parte gli studenti della quinta classe

08 Aprile 2009

TRANI - Rinvio a giudizio per il prof. Ruggiero Dicuonzo, preside del liceo scientifico “Cafiero” di Barletta accusato per le esternazioni a favore dello spinello. L'ha deciso, ieri pomeriggio, il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Trani Grazia Caserta accogliendo la richiesta del pubblico ministero Giuseppe Maralfa. Il processo a carico del 63enne dirigente scolastico barlettano inizierà il 24 giugno davanti al Tribunale di Trani.

I fatti risalgono al 27 gennaio 2007, in occasione di un’assemblea sulla legalità cui presero parte gli studenti della quinta classe. Relatore il capitano dei Carabinieri della Compagnia di Barletta Michele Zampelli, che iniziò ad illustrare “gli effetti nocivi derivanti dall’assunzione delle sostanze stupefacenti, i canali d’approvvigionamento ed il riciclaggio dei proventi dello spaccio”. Ad un tratto l’intervento, inatteso, del prof. Dicuonzo che affermò di non condividere alcuni tratti della relazione dell’ufficiale, sostenendo, invece, come lo spinello non facesse male, anzi rendesse più sensibili alla cultura chi ne facesse uso. In particolare il preside riferì che non erano documentati gli effetti nocivi della canna, che essa non produce assuefazione «come dimostrato - disse il dirigente scolastico - dal fatto che un suo amico ne faceva uso da sempre senza mai aver subito danni alla salute ed anzi dimostrando particolare sensibilità nella musica e nella cultura». Parole che lasciarono di stucco molti, a cominciare dal capitano dei carabinieri che inviò una segnalazione dell’accaduto alla Procura della Repubblica. Secondo l’accusa, Dicuonzo, “in violazione dei doveri inerenti la sua pubblica funzione” avrebbe “pubblicamente istigato gli studenti, affidategli per regioni di educazione ed istruzione, all’uso illecito di sostanze stupefacenti, che l’ordinamento - si legge ancora nel capo d’imputazione - vuole invece impedire e reprimere”. Al di là degli strascichi giudiziari, l’episodio fu oggetto di aspre polemiche.
di ANTONELLO NORSCIA
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