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In Puglia e Basilicata

Tanta gente ai funerali delle 2 ragazze foggiane

Tanta gente ai funerali delle 2 ragazze foggiane
FOGGIA - Si sono svolti oggi pomeriggio a San Giovanni Rotondo e a Sannicandro Garganico i funerali di Ilaria Piacentino e Angela Antonia Cruciano le due studentesse morte in Abruzzo a causa del terremoto. 
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08 Aprile 2009

FOGGIA - Si sono svolti oggi pomeriggio a San Giovanni Rotondo e a Sannicandro Garganico i funerali di Ilaria Piacentino e Angela Antonia Cruciano le due studentesse morte in Abruzzo a causa del terremoto. 

A San Giovanni Rotondo il rito è stato officiato dal vescovo di Manfredonia, Vieste e San Giovanni Rotondo, mons.Domenico D’Ambrosio. Un lungo corteo, preceduto dalle amiche di Università che portavano la foto di Ilaria e fiori bianchi ha accompagnato la bara bianca portata a spalla dal fidanzato e dai cugini che ha attraversato le vie del quartiere e del centro per poi arrivare alla chiesa di Sant'Onofrio. 

Il prelato ha parlato della forza della fede e della Resurrezione e ha ricordato anche le altre vittime foggiane morte a causa del terremoto in Abruzzo. Ha tra l’altro confermato che si terrà lunedì mattina a Vieste il rito funebre per la donna e le sue quattro figlie morte anche loro in Abruzzo, e che sarà lui stesso a celebrarlo. Al termine della messa c'è stata da parte degli amici la lettura di una lettera dedicata ad Ilaria. Un lungo applauso ha accompagnato il feretro quando è stato portato fuori dalla chiesa. 

Contemporaneamente a Sannicandro Garganico è stato celebrato, nella chiesa del Carmine, il funerale di Angela Antonia Cruciano. E’ stato il vescovo di San Severo, mons.Lucio Renna, a celebrare la messa di fronte a tantissima gente commossa.

PER ILARIA, ANGELA PIA E, FORSE, ANCHE PER LUCIANA TANTI SOGNI, UN TRISTE DDESTINO
E’ anche una strage di studenti il cataclisma che ha investito l’Aquila. Ce ne sono a decine fra i 250 cadaveri recuperati finora, e ben tre sono pugliesi. Giovani, tutte della provincia di Foggia, travolte dal crollo del collegio universitario, oppure dalla casa che aveva preso in fitto poco distante. 

I corpi di due di loro sono stati recuperati ieri mattina: sono Ilaria Placentino, 20 anni, studiava Economia e commercio a L'Aquila ed era di San Giovanni Rotondo, e Angela Pia Cruciano, studentessa di ingegneria di 24 anni, di Sannicandro Garganico, che viveva nel collegio universitario. Si scava tra le macerie per recuperare anche Luciana Capuano, 20 anni, di San Giovanni Rotondo amica di infanzia di Ilaria. Studiavano insieme, e sono rimaste inseparabili anche nel destino. Il suo nome è inserito nell’elenco ufficiale delle persone disperse. «Ma le speranze - è costretto ad ammettere a denti stretti uno dei soccorritori - sono ormai flebili». 

Ormai soltanto i vigili del fuoco sembrano non arrendersi. E continuano a scavare sotto le macerie della Casa dello studente. «Finchè non li troviamo, per noi non sono morti», afferma Gabriele Miconi, il caposquadra dei pompieri che coordina le ricerche dei quattro ragazzi dispersi. Il rettore dell’università abruzzese, Ferdinando Di Orio, non crede neppure ad un miracolo. «Sono morti - afferma scuotendo la testa -, mi hanno detto che sono morti. Auspico che non ci sia una fuga dalla città: senza studenti, l’Università non esiste, Vogliamo fare il nostro mestiere. Adesso è difficile pensarlo, ma quello è l’o biettivo». 

«Noi continueremo a lavorare», replica a distanza il capo squadra dei pompieri impegnati in via XX Settembre. «Andremo avanti di giorno e di notte - aggiunge - in qualunque condizione». La speranza è l’unico antidoto alla stanchezza che con il passare delle ore è sempre più evidente sui volti dei soccorritori. «Mollare? Mai - afferma - anche se qui rischia di crollare tutto». Per evitare che la Casa dello studente collassi viene fatta entrare in azione una gigantesca cesoia piazzata in cima a un braccio meccanico. «Dobbiamo alleggerire la struttura - spiega il caposquadra - solo così possiamo evitare che alla prossima scossa dello sciame sismico non succeda il peggio». E, comunque, in queste condizioni è troppo rischioso operare: se dovesse servire, una volta accertato che sotto vi sono solo morti, meglio demolire per recuperare i corpi.
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