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In Puglia e Basilicata

La prima corsa del 24/1 bus per immigrati a Foggia

La prima corsa del 24/1 bus per immigrati a Foggia
di TOMMI GUERRIERI 
Sul 24/1 solo stranieri, perché il bus va solo al Centro immigrati Cara. Sul 24, da via Galliani, stranieri e italiani, ma l'autobus, che fa un paio di fermate intermedie, si ferma a due chilometri dal centro. Loro poi dovranno proseguire a piedi. «No, no», ribadisce Adam. «Noi qui. Questo nostro»
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07 Aprile 2009

FOGGIA - Le ciabatte sono estive e lasciano le dite dei piedi scoperte, mentre la testa è protetta dal cappuccio della felpa. Vestono quasi tutti allo stesso modo gli immigrati del Cara (il centro per immigrati allestito a Borgo Mezzanone) che a gruppi di due o al massimo tre arrivano alla stazione per prendere, oggi per la prima volta, il 24/1, l’autobus riservato a loro e balzato agli onori della cronaca nei giorni scorsi. Nessuna fermata intermedia. Si sale alla stazione e si scende al campo di Borgo Mezzanone. Il bus è in ritardo e i ragazzi si spazientiscono. 

Controllano l’ora sul display del cellulare. Ognuno di loro ne ha uno nel palmo della mano. L’altra mano trattiene una busta. Dentro un uovo, oppure farina. C'è chi ha la maionese e della frutta secca. Parlano nella loro lingua e non si contano gli sbadigli. Sarà per l’attesa. O forse per la noia. A venire in soccorso le cuffiette con la musica. Adam si trascina dietro un televisore di un modello antichissimo. Ma funziona. Il suo amico, che ha tutta l’aria del leader del gruppo, nell’attesa, tira fuori da una busta azzurra un vecchio stero. Anche questo era buttato da qualche parte e i ragazzi s'ingegneranno per farlo tornare a suonare. Sono tutti i carichi, in attesa del bus. Sono quasi una trentina. E’ quasi ora di pranzo. Sono le tredici. Il sole intiepidisce il viso e l’attesa innervosisce di più. Appena da lontano si vede il 24/1 arrivare, ecco tutti correre letteralmente verso le porte che sono ancora chiuse. Quando si aprono, per chi è sull'autobus e deve scendere non c'è modo di farsi largo fra questi corpi che spingono e si incastrano fra le porte pur di entrare tutti insieme, il più presto possibile. Perché questa fretta? L’autobus resterà fermo almeno dieci minuti. La corsa è al posto a sedere. La corsa è ad essere primi per fare il viaggio seduti. Nessuno vuole restare in piedi. Al punto che quando i posti finiscono, c'è chi si siede anche a terra. Rimane in piedi chi deve fare pipì e così invece di affrettarsi a salire, ne approfitta per andare dietro il gabbiotto informativo dell’Ataf, diventato per necessità e per scelta il loro “bagno”. Sono in tre o quattro. Tutti insieme. 

Un tabellone pubblicitario copre a mala pena questo spettacolo, mentre due donne in attesa di un altro autobus per il centro, si innervosiscono alla vista di questa scena. «Poi ci accusano di essere razzisti? Bisogna prima parlare di educazione. Poi del resto». Dice una delle due. «Sapesse quante ne combinavano qua, fino a pochi giorni scorsi. Coi bastoni e con le pietre litigavano fra loro. E nessuno riusciva a calmarli. E tutto per salire prima e per stare dentro seduti». Dentro e seduti. E questo è uno dei motivi dei tanti litigi che nelle scorse settimane avvenivano sull'autobus. Non lo negano. Né Adam, né il suo gruppetto. Loro sembrano i più forti qui dentro. Sono i ragazzi che cercavano di far funzionare lo stereo. Ora tirano fuori dalla busta azzurra un paio di scarpe da ginnastica Nike. Mentre si avvicina una donna, una ragazza. Va dritta da Adam e lui le allunga la mano. E’ forse la sua donna. Lei si trascina una bustona. Niente scarpe né stereo, ma solo cibo. Zucchero e farina. Intanto l’autobus corre verso il Cara. Il gruppetto parla a voce alta. Discute animatamente proprio degli orari dell’autobus, con un foglietto su cui sono stati scarabocchiati a matita i nuovi orari. Discutono dei nuovi provvedimenti presi e di queste partenze dalla stazione. 

Sembra infatti che chi vuole potrà continuare a salire anche in via Galliani, più o meno stessi orari. Qualcuno sostiene che per prendere quell'autobus ci voglia il biglietto. «No, no». Dice Adam. «O qui o lì. Qui solo noi. Lì tutti». Ha ragione, Adam, sul 24/1 solo stranieri, perché il bus va solo al Cara, sul 24, da via Galliani, stranieri e italiani, ma l’autobus, che fa un paio di fermate intermedie, si ferma a due chilometri dal centro. Loro poi dovranno proseguire a piedi. «No, no», ribadisce Adam. «Noi qui. Questo nostro», dice e indica con le sue mani l’intero mezzi dell’Ataf. Al Cara li aspetta il pranzo e poi potranno tornare a Foggia nel pomeriggio. Da oggi è stato previsto un orario nuovo di rientro per la sera, quello delle 19,20. Un orario che gli consentirà di arrivare in tempo anche per la cena. Sempre dalla stazione, sempre solo per gli stranieri. Dentro solo stranieri. L’unica a camminare è una felpa azzurra con la bandiera tricolore e la scritta Italia.
di TOMMI GUERRIERI
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