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In Puglia e Basilicata

San Nicando, sì ad impianto di biostabilizzazione

San Nicando, sì ad impianto di biostabilizzazione
di ANNA LUCIA STICOZZI
Il consiglio comunale ha deliberato la disponibilità ad ospitare sul proprio territorio un impianto per la gestione integrata dei rifiuti nel bacino dell’Ato Fg/1
• Il sindaco: «l'okay è condizionato»
• Nasce comitato anti-discarica

04 Aprile 2009

di ANNA LUCIA STICOZZI 

SAN NICANDRO - Il consiglio comunale di San Nicandro ha deliberato la disponibilità ad ospitare sul proprio territorio un impianto complesso di biostabilizzazione per la gestione integrata dei rifiuti nel bacino dell’Ato Fg/1. L’approvazione dell’unico punto all’ordine del giorno è giunta dopo un’estenuante e travagliata seduta dell’assise consiliare protrattasi dalle 16,30 fino alle 22, intervallata da due sospensioni disposte dal presidente del consiglio comunale a causa degli schiamazzi che impedivano il regolare svolgimento dei lavori. Non sono mancati, infatti, momenti di tensione causati dalle contestazioni che provenivano da una parte del pubblico presente (complessivamente circa 150 persone), fra cui anche alcuni adepti dell’associazione Mamma Lucia (solitamente poco partecipi alla vita sociale cittadina, fatta eccezione che per le consultazioni elettorali, per esercitare il diritto di voto). Tuttavia, tra le contestazioni rivolte alla maggioranza e gli applausi all’opposizione, in un confronto non sempre civile, il consiglio comunale alla fine ha deliberato con dodici voti favorevoli della maggioranza (astenuto Giuseppe Centola) e i sei contrari dell’opposizione. 

La delibera del consiglio comunale conclude l’iter amministrativo avviato con la candidatura del comune di San Nicandro ad ospitare l’impianto industriale complesso, che il Comune aveva chiesto fosse subordinata all’effettuazione di uno studio di fattibilità per individuare eventuali siti idonei e allo svolgimento del forum ambientale. Sulla base delle indicazioni provenienti dal percorso intrapreso, il consiglio comunale ha deliberato favorevolmente, confermando quella disponibilità e chiudendo il suo iter amministrativo. Un percorso nel quale l’opposizione non ha rinunciato a giocare la sua partita politica, con il PdL in testa che ha giocato tutte le sue carte, alzando sempre la voce nell’esprimere la sua netta contrarietà all’impianto, anche attraverso una raccolta di firme nei quartieri e in piazza (finora pare siano 5000, allegate agli atti della seduta del consiglio), fino all’ultimo atto della chiamata a raccolta dei sannicandresi, tramite bando cittadino, per “accorrere” ad impedire la deliberazione del consiglio comunale, agitando perennemente lo spauracchio della “megadiscarica”. Dai presunti danni alla salute, all’ambiente, al paesaggio, all’economia, il PdL ha usato ogni argomento utile ad argomentare il suo dissenso, per poi proporre di realizzare più impianti di dimensioni più piccole in tutti i comuni dell’Ato FG/1, scelta che riconduce i potenziali danni paventati più ad un criterio quantitativo che qualitativo. 
Diversa, invece, la “partita” giocata dall’Udc, meno urlata e senza isterismi, il partito di Casini ha scelto una linea più “morbida”, forse con un occhio al futuro prossimo dell’amministrazione locale e, magari, alle potenziali ricadute economiche dell’impianto. Scesa in campo con una conferenza pubblica, l’Udc si è schierata comunque contro la (ribattezzata dall’opposizione). 

Posizioni ribadite in consiglio comunale, insieme alla propensione per un referendum confermativo della disponibilità deliberata dal consiglio comunale. Ora la palla passa a Provincia e Regione, ma la disponibilità ad ospitare l’impianto da parte di San Nicandro potrebbe anche non servire più, considerando l’orientamento attuale della provincia che cerca altre soluzioni per gestire l’emerg enza, chiedendo a tutti i comuni siti (cave) per ospitare discariche di “tal quale”, soluzione per la quale San Nicandro ha già dichiarato di non essere disponibile.
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