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In Puglia e Basilicata

La Puglia prima per il fotovoltaico

La Puglia prima per il fotovoltaico
Lo dicono i dati diffusi ieri dal Gse, secondo cui al 1° aprile la Puglia ha in esercizio 2.694 impianti che sviluppano dal sole 56 megawatt di potenza, e che si aggiungono ai 946 MW dal vento. Un primato ma con ombre
• «A Lecce si bloccano i parchi eolici»
• Lunedì Confindustria fa il punto

04 Aprile 2009

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI 

BARI - Non solo eolico: la Puglia è prima in Italia anche per la produzione di energia fotovoltaico. Lo dicono i dati diffusi ieri dal Gse, secondo cui al 1° aprile la Puglia ha in esercizio 2.694 impianti che sviluppano dal sole 56 megawatt di potenza, e che si aggiungono ai 946 MW dal vento. Un bel primato, ma non sono tutte rose e fiori. 
Sul fronte del fotovoltaico nel corso del 2008 la Puglia ha superato la Lombardia, che resta prima per numero di installazioni ma non per potenza installata. E il divario è destinato a crescere, almeno guardando ai 600 MW di domande in sospeso. Ogni MW di energia fotovoltaica innesca investimenti pari a 5 milioni, e consuma 3 ettari di suolo (quasi sempre campagna): per questo, per le implicazioni ambientali, i pannelli solari non sono sempre visti di buon occhio dagli enti locali. Stesso discorso anche per l’eolico. Nel 2008 la Puglia ha toccato i 946 MW di potenza installata, staccando Campania (718) e Sicilia (687). Anche la corsa al vento è tutt’altro che finita: presso l’assessorato regionale all’Ecologia ci sono infatti richieste per altri 16mila MW. Ogni megawatt porta con sé un investimento pari a circa 500mila euro. 

Nello sviluppo delle energie rinnovabili pugliesi il collo di bottiglia sono proprio le autorizzazioni: quelle per l’eolico (il dato è di Nomisma Energia) impiegano in media 26 mesi, contro i 6 previsti dalla legge. E questo si aggiunge all’incertezza legislativa: la legge regionale 31/2008 è infatti stata impugnata dal governo davanti alla Corte costituzionale. 
Se la Regione non interverrà a rimuovere i motivi di impugnativa, serviranno mesi prima che si pronunci la Consulta. L’assessorato all’Ecologia ha fatto sapere, qualche giorno fa, che nei primi tre mesi del 2009 sono stati autorizzati parchi eolici per 459 MW, relativi alle domande presentate fino a novembre 2009. Quasi tre anni fa. Logico che le imprese non siano contente e stiano pensando di spostare gli investimenti in Albania. 

La grande molla allo sviluppo delle rinnovabili sono infatti i certificati verdi, il meccanismo statale di incentivazione che eroga ai produttori il doppio del valore di ogni kW prodotto: nel 2008 sono stati distribuiti contributi per 1,6 miliardi. Per incassare i certificati basta immettere l’energia in rete, quindi i produttori potrebbero spostarsi in Albania (o in Grecia, o in Libia) e importare l’energia in Italia. Qual è la differenza? Che gli investimenti (e i posti di lavoro) finirebbero altrove. In Puglia è stato recentemente costituito il Distretto delle energie rinnovabili e dell’ef ficienza energetica, che raccoglie molti operatori del settore. E Confindustria, che fa parte del distretto ha rilevato il «mancato rilascio di pareri degli altri enti istituzionali (Comuni, soprintendenze, autorità di bacino, ecc.) che in questo modo impediscono la concessione di autorizzazioni capaci di attivare investimenti importanti in un particolare momento di crisi quale quello attuale». Il che non giustifica il sì assoluto alle rinnovabili. Ci sono infatti aspetti ambientali e rischi di infiltrazioni della criminalità che vanno tenuti in debito conto.Ma al netto delle distorsioni quello delle rinnovabili è un treno che la Puglia non può permettersi di perdere.
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