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In Puglia e Basilicata

Foggia, la municipalizzata  taglia il gas al Comune

Foggia, la municipalizzata  taglia il gas al Comune
di DAVIDE GRITTANI 
Un milione di euro in tutto, un debito che il Comune di Foggia era stato chiamato ad onorare - l’ultima volta - lunedì scorso, attraverso un telegramma dai toni perentori come si fa per tutti gli utenti non in regola
• L'ingiunzione e i cattivi pagatori
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03 Aprile 2009

di DAVIDE GRITTANI 

Un giro di chiave, quasi più simbolico che reale. E da ieri mattina gli uffici del Comune di Foggia (l’intero stabile di via Gramsci) e la sede della III Circoscrizione Puglie (in via Papa) non hanno più accesso alla rete del gas metano. Gliel’ha staccato l’Amgas Blu per morosità, perché hanno sempre risposto picche ai solleciti di pagamento. Un milione di euro in tutto, un debito che il Comune di Foggia era stato chiamato ad onorare - l’ultima volta - lunedì scorso, attraverso un telegramma dai toni perentori come si fa per tutti gli utenti non in regola con le bollette. Risposta? Nessuna! Da qui la decisione inevitabile di tagliar corto, di chiudere il gas all’ente pubblico che ha generato l’azienda municipalizza che adesso gli chiede di darsi un contegno. Un po’ Kramer contro Kramer, un po’ come nel film di Robert Benton (con Dustin Hoffman e Meryl Streep) in cui una famiglia si sbriciola mettendo al centro della contesa quelli che erano stati i suoi punti di forza (cioè i figli): curioso parallelo, visto che il Comune aveva messo al centro della sua rinascita proprio la rivalutazione dei suoi figli (cioè delle tre aziende municipalizzate). 

«Abbiamo l’obbligo di trattare il Comune di Foggia come qualsiasi altro utente moroso - spiega Alfonso de Pellegrino, presidente di Amgas Blu - guai se non fosse così. Amministro una SpA, con precisi compiti e responsabilità. Tutta la città conosce le condizioni economiche in cui siamo messi, tutta la città conosce i sacrifici che stiamo facendo. Sarebbe davvero un atto irresponsabile se ci comportassimo diversamente. Certo l’anomalia è evidente, abbiamo tagliato il gas all’ente pubblico che ci ha generato! Ma non potevamo fare altrimenti, anche perché questa decisione è stata preceduta da un lungo carteggio praticamente unilaterale... cioè scrivevamo quasi solo noi. In quanto le repliche del Comune non contenevano le rassicurazioni che chiedevamo noi, vale a dire che prima o poi ci avrebbero pagato». 

Il ragionamento non fa una piega, l’Amgas Blu compra il gas (cioè anticipa dei soldi) nella certezza di recuperarli dall’utente a cui lo fornisce (in questo caso il Comune): se il ciclo produttivo viene meno viene meno l’impresa, viene meno l’esistenza stessa dell’Amgas. Un corto circuito che ammonta a 1 milione di euro, ma che ad ogni modo rappresenta la punta dell’icerberg per Amgas Blu. Perché? «Perché l’azione simbolica che abbiamo svolto stamattina (ieri per chi legge, ndr) aveva un solo intendimento, riportare alla ragione un ente che nei nostri confronti è debitore. Intendo dire che abbiamo chiuso il contatore a via Gramsci... ma potevamo farlo in alcune scuole cittadine, in palestre ed altri enti in cui l’acqua calda ancora serve. Insomma la nostra azione è stata inesorabile ma al tempo stesso responsabile, per dare l’idea che la pacchia è finita... ». 

E con essa forse anche i rapporti di buon vicinato, almeno a giudicare dalla reazione (non stizzita, ma secca) del primo cittadino Orazio Ciliberti. «Diciamo che l’Amgas Blu ci ha fatto un bello scherzetto - riferisce il sindaco alla Gazzetta - perché non è che non ce lo aspettassimo, piuttosto credevamo di poter ricavare qualche altro giorno per poterci organizorganizzare. Niente, cosa volete che dica. Oggi gli enti pubblici, al pari dei privati e dei nostri dipendenti, non si possono permettere più nessun passo falso, pena la loro stessa sopravvivenza. Per questo hanno agito con noi come fanno con qualsiasi altro debitore, non posso biasimarli per questo. Spero, però, abbiano tenuto conto del fatto che siamo il Comune, cioè l’ente che prima o poi sistema tutte le pendenze economiche a suo carico». 

Di piani di rientri nemmeno a parlarne, anche se il distinguo dei debiti non appare stratosferico. All’interno del milione di euro accumulato negli ultimi sette mesi, il debito dello stabile di via Gramsci (preso singolarmente) ammonta a 64mila euro mentre quello della III Circoscrizione sarebbe di 14mila. «Cifre che vanno lette all’inter no di una fornitura complessiva di gas - completa de Pellegrino - e all’interno di una condotta che abbiamo tollerato per molto tempo, ma che adesso non possiamo più giustificare. Esattamente come facciamo per l’utente Mario Rossi, ci siamo presentati e abbiamo messo i sigilli al contatore del gas». Già, solo che in questo caso il sig. Mario Rossi coincide col padre dell’operaio mandato a mettere i sigilli.
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