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In Puglia e Basilicata

Dopo un anno di terrore Ostuni torna a respirare

Dopo un anno di terrore Ostuni torna a respirare
di VINCENZO SPARVIERO
Spuntano i primi atti dell'inchiesta con i dettagli sulla banda che agiva a nome e per conto della Sacra Corona Unita. L’inchiesta è nata dalla denuncia di un imprenditore che era finito nel mirino soltanto perché non si «piegava» 
• Il sindaco di Ostuni, contro i clan
• La «tassa» sulla mafia da imporre
• La procura: i boss volevano condizionare il municipio

03 Aprile 2009

dal nostro inviato VINCENZO SPARVIERO 

OSTUNI - L’«aria» sembrava diversa, ieri, nella città bianca. In Municipio qualcuno è tornato a sorridere, anche se in molti preferiscono non parlare, forse per «esorcizzare» la paura che serpeggiava da un anno a questa parte intorno a Palazzo San Francesco. Per un anno intero, i quattro arrestati - e forse qualche loro amico rimasto per il monento fuori dalle indagini - hanno letteralmente terrorizzato e tenuto sotto scacco Ostuni a suon di bombe, attentati incendiari, proiettili inviati per posta. Perfino teste di cavallo mozzate lasciate davanti a case e studi di politici ed imprenditori. Si sentivano «mafiosi» e quel macabro messaggio si richiamava idealmente al «Padrino»: film-cult sulla criminalità organizzata. 

In carcere, probabilmente, ora riflettono sulle loro malefatte i quattro ostunesi accusati di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsioni e tentativi di estorsioni, detenzione e traffico di armi, incendi dolosi e danneggiamenti. Gli arrestati sono Alfredo Capone (51 anni), Denis Loparco (38), Giovanni Barile(32) e Pierluigi Cisaria (42). Tra oggi e lunedì saranno interrogati ma, a quanto pare, potrebbero fare scena muta davanti al giud ice. Secondo l’accusa, l’organizzazione mirava a estorcere grosse somme di denaro a politici ed imprenditori della città Bianca, ma anche a creare un generale clima di terrore e allarme sociale che consentisse al gruppo criminale di agire indisturbato in città. L’operazione è stata coordinata dal sostituto procuratore Milto De Nozza: il giovane magistrato che da anni si occupa proprio di associazione mafiosa per il Brindisino. Vive sotto scorta da quando i criminali lo hanno fatto diventare un «obiettivo sensibile» con minacce di morte e pallottole inviate per posta. De Nozza ha lavorato per mesi sulla «questione» Ostuni e sempre lui si occupa anche del «caso» San Pietro Vernotico, altra «patata bollente» in fatto di crimini e avvertimenti. Milto De Nozza, che ha lavorato a direto contatto di gomito con il procuratore antimafia Cataldo Motta, non ha ancora deciso se essere presente agli interrogatori che si svolgeranno sicuramente dinanzi al gip Ercole Aprile. 

«L'aspetto importante – ha detto il procuratore Motta – è che è stato sgominato un gruppo che si definiva come l’erede del vecchio troncone della Sacra Corona Unita facente capo al boss Francesco Prudentino”. Una banda che, secondo Motta, “non solo estorceva denaro, ma pretendeva anche di condizionare la vita amministrativa di Ostuni con le minacciare ai politici”. Secondo il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano, “l'esito delle indagini conferma la bontà della strategia di contrasto delle forze dell’ordine contro la criminalità organizzata locale e per questo meritano ogni apprezzamento il questore di Brindisi, Vincenzo Carella, e i suoi uomini impegnati sul territorio”.

• Il sindaco di Ostuni, contro i clan
• La «tassa» sulla mafia da imporre
• La procura: i boss volevano condizionare il municipio
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