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In Puglia e Basilicata

Bari, folla in chiesa l'addio a Francesca

Bari, folla in chiesa l'addio a Francesca
di GAETANO CAMPIONE
BARI - Il dolore unisce. Padri e madri hanno la mano sulla spalla dei figli. Poi, ecco i professori del liceo Scacchi, la scuola frequentata dalla ragazza. Anche loro si avvicinano alla spicciolata. I numeri hanno poca importanza, in un funerale. Ma la chiesa di San Francesco da Paola, a due passi dal Policlinico, era strapiena. Il dolore ha chiamato a raccolta una generazione. Il dolore lacera, separa. Ma può anche unire.
• Encefalite stronca studentessa barese

01 Aprile 2009

di GAETANO CAMPIONE
BARI - Arrivano in gruppetti. Il capo chino, gli occhiali scuri sul viso, si tengono per mano, si abbracciano. Sono giovani. Sono quelli della generazione di Facebook, gli amici di Francesca Maggi, la ragazza morta per una encefalite virale fulminante a 18 anni. C’è anche chi si è fatto accompagnare dai genitori.

Il dolore unisce. Padri e madri hanno la mano sulla spalla dei figli. Poi, ecco i professori del liceo Scacchi, la scuola frequentata dalla ragazza. Anche loro si avvicinano alla spicciolata. I numeri hanno poca importanza, in un funerale. Ma la chiesa di San Francesco da Paola, a due passi dal Policlinico, era strapiena. Il dolore ha chiamato a raccolta una generazione. Il dolore lacera, separa. Ma può anche unire. E il papà di Francesca, Mimmo, lo ha ricordato. È rimasto impressionato da quante gente che si è stretta intorno a mamma Maria Grazia e al figlio più piccolo, Vito. «Tutti aspettavamo un miracolo che non c’è stato. Ma il vero miracolo è questo, è la vostra presenza. Non immaginavo quanta gente volesse bene a Francesca. Mi aspettavo in chiesa tre file di banchi occupati. Invece, la sensibilità del cuore dei baresi è andata al di là di ogni aspettativa». C’è stato anche il momento del dolore istituzionale, col sindaco, Michele Emiliano, che ha voluto abbracciare i familiari. Ma la tragedia di Francesca ha unito - per una volta - gli schieramenti politici. A stringere le mani ai genitori c’era pure Simeone di Cagno Abbrescia. Non si tratta di presenze «forzate» dall’imminenza degli impegni elettorali. La vicenda di Francesca non poteva lasciare indifferenti. Per come si è svolta, per l’età della protagonista, per la reazione popolare. Perché perdere un figlio è sempre innaturale. La gente ascolta in silenzio l’omelia. Sull’altare e sulla bara tanti fiori bianchi. Un colore non casuale per chi crede nella Gerusalemme liberata, la vita eterna. Il bianco è la luce. Il nero è il buio. La simbologia non è casuale. Il sacerdote parla, i fedeli ascoltano. Inutile il senso della perplessità difronte a quanto è successo. I perché sembrano non avere senso: ognuno ha una risposta personale nel profondo del cuore. Si prega. Come atto di fede. Ma anche per rabbia. «Mi inchino davanti al dolore», sussurra con un filo di voce il celebrante. Che vuole ricordare, però, le parole dello striscione appeso dai compagni di scuola di Francesca all’esterno della chiesa: «Dio, non ti chiediamo perché c’è l’hai tolta, ma ti ringraziamo perché ce l’hai donata». Allora, grazie Francesca. Per il tuo sorriso, per la tua amicizia, per la voglia di vivere. Lo hanno ricordato, tra lacrime e singhiozzi, papà Mimmo, tre «amiche per sempre», una professoressa a nome dei docenti del liceo, uno zio. «Vivete la vostra vita con serenità - ha insistito Mimmo - con gioia, senza eccessi. È il ricordo più bello che possiate avere della “scamorzella” di mia figlia». Dietro i nomignoli c’è l’amore per una esistenza spezzata troppo presto. «Ci sei e ci sarai, pasticciotto», gli fa eco la compagna di banco. Francesca, ragazza limpida, sincera, generosa, che sapeva amare: «Hai lasciato in noi viva la voglia di fare». A tutti mancherà il suo sorriso solare: «Un vulcano di gioia e di allegria. Con la consapevolezza che gli angeli ci saranno sempre vicini. Buon viaggio, Franci». E giù applausi, spontanei, genuini, veri. Come questi ragazzi dagli occhioni lucidi.
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