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In Puglia e Basilicata

«Gravi irregolarità nei concorsi per dirigenti alla Regione Puglia»

«Gravi irregolarità nei concorsi per dirigenti alla Regione Puglia»
Il consigliere regionale An-Pdl Nino Marmo ha presentato una interrogazione al presidente della Regione ed all'assessore alla Trasparenza nella quale, con riferimento ai concorsi in atto per posti di dirigenti e funzionari, evidenzia che "almeno per alcuni concorsi, sembrerebbero esserci vizi che potrebbero portare all'annullamento delle prove, con la presenza di commissari che non potrebbero essere considerati indipendenti o, meglio, terzi"

31 Marzo 2009

BARI - Il consigliere regionale An-Pdl Nino Marmo ha presentato una interrogazione al presidente della Regione ed all’assessore alla Trasparenza nella quale, con riferimento ai concorsi in atto per posti di dirigenti e funzionari, evidenzia che "almeno per alcuni concorsi (area Socio-assistenziale ed area Ambiente e del Territorio), sembrerebbero esserci vizi che potrebbero portare all’annullamento delle prove, con la presenza di commissari che non potrebbero essere considerati indipendenti o, meglio, terzi". 

Marmo nella nota cita episodi e nomi di persone, partecipanti ai concorsi, che avrebbero avuto interazioni con componenti della commissione concorsuale. Quindi prosegue chiedendo al presidente della Regione e all’assessore regionale alla Trasparenza se sono a conoscenza di situazioni “poco limpide e trasparenti che si sono verificate”, e di cui “si è venuti a conoscenza, nell’ambito delle prove concorsuali, per dirigenti e funzionari, indette dalla Regione Puglia”. 

In particolare, per quanto riguarda la prova scritta per l“Area territorio ed infrastrutturè si è venuti a conoscenza “di comportamenti poco chiari da parte della commissione” la quale, con verbale, ha ammesso che i candidati, se lo avessero ritenuto opportuno, avrebbero potuto “introdurre e consultare testi normativi privi di qualsiasi commento anche di natura giurisprudenziale”. Si sarebbe verificato, invece, – secondo Marmo – che molti candidati si sono presentati con testi normativi commentati e che “la Commissione, quindi, ha deciso di far "spillare" e "coprire" i commenti contenuti in detti testi e non di sequestrare gli stessi". 

Ciò – spiega Marmo – “ha comportato, per una prova dove erano state concesse tre ore, una ingente perdita di tempo per tutti i candidati e non solo per quelli che possedevano i testi commentati”. La Commissione, inoltre, “non avendo esplicitamente consentito l’uso dei dizionari di lingua italiana, ha indotto molti candidati a non dotarsi di detto strumento, sicuramente opportuno per la creazione di un costrutto lineare e privo di errori”. 

“Si è così verificato – conclude – che qualche candidato ha introdotto il dizionario e lo ha usato mentre altri, nel rispetto delle indicazioni fornite dalla Commissione, ne erano sprovvisti. Ciò ha comportato certamente una disparità tra i concorrenti”.
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