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In Puglia e Basilicata

Assordante silenzio sulla sorte delle chiese rupestri materane

«Ad oggi, Santa Maria de Armenis, il Convicinio di Sant’Antonio, Santa Lucia alle Malve, San Giovanni in Monterrone, Santa Barbara, San Pietro Barisano, Cappuccino Vecchio, principali complessi del circuito urbano, risultano non fruibili e privi di gestione. E quel che è peggio, da anni, non vi è più manutenzione»

31 Marzo 2009

chiese rupestri a MateraChe fine ha fatto il circuito urbano delle chiese rupestri? «Ad oggi, Santa Maria de Armenis, il Convicinio di Sant’Antonio, Santa Lucia alle Malve, San Giovanni in Monterrone, Santa Barbara, San Pietro Barisano, Cappuccino Vecchio, principali complessi del circuito urbano, risultano non fruibili e privi di gestione. E quel che è peggio, da anni, non vi è più manutenzione». Così risponde all’interrogativo di partenza l’associazione Mutamenti a Mezzogiorno. «Per quanto riguarda il complesso monumentale di Santa Maria della Vaglia - spiega una nota - oltre l’acquisizione e il recupero da parte dell’Amministrazione comunale, gli interventi di restauro degli affreschi eseguiti dalla Soprintendenza ai beni artistici e storici, da circa tre anni è privo di manutenzione ordinaria, nonostante le continue e documentate sollecitazioni nei confronti dell’Ufficio Sassi (piove dentro ed è pieno di guano di piccioni). Da tempo, inoltre, si attendono interventi, da parte della Soprintendenza ai beni architettonici, di regimentazione delle acque sul manto tufaceo di copertura». 

«Ma la vera emergenza per la Vaglia, come per altri complessi - continua l’associazione - è l’assenza di gestione pubblica. Dopo tanto impegno e investimenti pubblici per acquisire e restaurare il monumento, oggi La Vaglia risulta abbandonata e negata alla fruizione. Eppure basterebbe un po’ di impegno in più da parte dell’amministrazione comunale: tagliare l’erba tre volte l’anno, garantire una piccola manutenzione, impegnarsi a renderla fruibile alcuni giorni della settimana e a chiamata. Non serve nient’altro per il momento. La nostra preoccupazione è che qualcuno possa approfittarne di questo degrado generalizzato per proporre modelli di gestione dei monumenti di tipo privatistica. Del resto, non sarebbe una novità, basta osservare quello che sta accadendo con il patrimonio immobiliare diffuso e di origine sacra nei Sassi a seguito della modifica dell’articolo 19 del regolamento». 

«I problemi - fa notare il comunicato - non finiscono qui. Intorno al complesso di La Vaglia si stanno consumando discutibili interventi di nuova edificazione e vi sono serie preoccupazioni su quello che accadrà con il piano di lottizzazione di Cristo alla Gravinella, approvato in queste ultime settimane. E intanto altri piccoli monumenti rupestri, ubicati in ambito urbano, rivendicano interventi di restauro puntuali ed appropriati, come ad esempio la Grotta del Sole e di San Leonardo, di proprietà pubblica, la cripta di Cristo Docente e Madonna dell’Abbondanza, di proprietà privata. Per quanto riguarda i beni rupestri posizionati nel territorio extra urbano, se si escludono le acquisizioni al patrimonio comunale delle chiese di murgia Timone, grazie all’intrapresa pubblica, e il restauro della Cripta del Peccato Originale, siamo ancora all’anno zero».
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