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In Puglia e Basilicata

Caso Fitto, rapporti tra indagati e ispettori

Caso Fitto, rapporti tra indagati e ispettori
BARI - Emergono anche rapporti tra indagati ed ispettori del ministero della Giustizia allo scopo di ottenere notizie riservate sull'indagine che era in corso e di influire su di essa dall’inchiesta La Fiorita, al termine della quale è stato chiesto il rinvio a giudizio per il ministro per gli Affari Regionali, Raffaele Fitto, all’epoca dei fatti presidente della Regione Puglia. Lo scrive la procura nella richiesta di rinvio a giudizio.
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01 Marzo 2009

BARI - Emergono anche rapporti tra indagati ed ispettori del ministero della Giustizia allo scopo di ottenere notizie riservate sull'indagine che era in corso e di influire su di essa dall’inchiesta La Fiorita, al termine della quale è stato chiesto il rinvio a giudizio per il ministro per gli Affari Regionali, Raffaele Fitto, all’epoca dei fatti presidente della Regione Puglia. Lo scrive la procura nella richiesta di rinvio a giudizio.

Le indagini La Fiorita e Cedis, in entrambe le quali è coinvolto Fitto, sono al centro da ieri dell’ispezione disposta dal ministro della Giustizia.


L'inchiesta La Fiorita è a carico di Fitto e di altri 89 imputati (complessivamente 76 persone fisiche e 14 giuridiche), tra cui l’editore ed imprenditore romano Giampaolo Angelucci e l'imprenditore campano Alfredo Romeo. A Fitto e ad altri 12 imputati si contesta anche l’associazione per delinquere finalizzata al compimento di reati finalizzati ad assicurarsi illecitamente le concessioni dei servizi di pulizia, sanificazione ed ausiliarato da parte di enti pubblici ed Ausl.

Proprio nel descrivere nel dettaglio una delle attività del sodalizio criminale a cui – secondo l'accusa – ha partecipato Fitto, la procura scrive nella richiesta di giudizio che gli indagati avevano realizzato "una fitta rete di rapporti personali con soggetti diversi (esponenti politici, ufficiali della Guardia di Finanza, docenti presso la Scuola di polizia tributaria, funzionari ed impiegati degli uffici giudiziari, ufficiali di pg in servizio presso il Sisde, ispettori del ministero della Giustizia) allo scopo di ottenere indebitamente informazioni riservate sull'attività di indagine riguardante l’associazione e di influire su di essa".


I rapporti tra alcuni indagati, i vertici della società La Fiorita, e gli ispettori (diversi da quelli che sono a Bari in questi giorni) risalgono al 2004, quando era in corso un’ispezione ordinaria negli uffici giudiziari baresi. Gli imprenditori contattarono alcuni ispettori per ottenere da loro notizie sulle indagini in corso sul procedimento La Fiorita. Gli ispettori chiesero il fascicolo ai pm ma ricevettero un netto rifiuto. Le intercettazioni telefoniche in corso all’epoca dei fatti proverebbero il rapporto (a cui non è stato dato rilievo penale) tra indagati ed ispettori.

 

"Il governo – spiegano i firmatari – deve dire se è vero che è iniziata una inchiesta amministrativa presso gli Uffici della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari su un’inchiesta che ha per oggetto due procedimenti nei quali è imputato il ministro Raffaele Fitto per i reati di associazione a delinquere, concussione, falso ideologico, corruzione, peculato, concorso in interesse privato in una procedura di amministrazione straordinaria e turbativa d’asta. Due procedimenti che sarebbero rispettivamente in fase di udienza preliminare e in fase di atti preliminari al dibattimento".


"Sarebbe bene – aggiungono – che venisse anche chiarito se sia vero che nell’ambito dei procedimenti in discorso è stato adottato un provvedimento di sequestro preventivo del prezzo del reato di corruzione addebitato al ministro Raffaele Fitto per l'importo di 500 mila euro e che tale provvedimento è confermato dalla Suprema Corte di Cassazione". 

"Se tutto ciò venisse confermato – concludono i senatori del Pd – saremmo di fronte a un’interferenza nell’attività giurisdizionale, interferenza munita di un’oggettiva forza di intimidazione nei confronti dei pubblici ministeri e soprattutto dei giudici che si occupano delle vicende giudiziarie che vedono come imputato il ministro Raffaele Fitto. Così come la tempistica dell’inchiesta, nei termini suddetti, offuscherebbe l'immagine di imparzialità del ministero della Giustizia suggerendo alla pubblica opinione l’idea che l’iniziativa ispettiva sia dettata da sollecitazioni di un membro del governo e ispirata da ragioni diverse da quelle istituzionali".

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