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In Puglia e Basilicata

Dimenticata per anni, a Lecce cerimonia in onore di Renata Fonte

Dimenticata per anni, a Lecce cerimonia in onore di Renata Fonte
«Il coraggio delle donne». Per il 25esimo anniversario della morte di Renata Fonte, l’associazione «Donne Insieme» organizza a Lecce un incontro; l’iniziativa si terrà questa mattina (ore 10.30) nel l Centro antiviolenza sulle donne (in via Santa Maria del Paradiso, vicino l’ex conservatorio Sant’Anna) intitolato alla memoria dell’assessore del Comune di Nardò, assassinata nella notte di sabato 31 marzo del 1984.
Stasera a Nardò lo spettacolo tratto dal libro-inchiesta di Carlo Bollino

31 Marzo 2009

di Flavia Serravezza


«Il coraggio delle donne». Per il 25esimo anniversario della morte di Renata Fonte, l’associazione «Donne Insieme» organizza a Lecce un incontro; l’iniziativa si terrà questa mattina (ore 10.30) nel l Centro antiviolenza sulle donne (in via Santa Maria del Paradiso, vicino l’ex conservatorio Sant’Anna) intitolato alla memoria dell’assessore del Comune di Nardò, assassinata nella notte di sabato 31 marzo del 1984.


Dopo i saluti di rito delle autorità presenti, Maria Luisa Toto, presidente del Centro antiviolenza e di «Donne Insieme», farà un bilancio degli ultimi dieci anni di attività e ripercorrerà la storia di Renata Fonte, uccisa con tre colpi di pistola all’età di 33 anni, perché impegnata in una coraggiosa battaglia per la tutela del parco naturale di Porto Selvaggio, su cui si addensavano gli appetiti della lobby degli speculatori edili. Seguirà l’intervento di un rappresentante della Questura di Lecce che illustrerà il nuovo decreto legge sullo stalking. Si procederà poi alla presentazione della cooperativa «Donne Insieme libere», che nasce con l’intento di dare un lavoro alle donne salentine vittime di violenza e solitudine. L’incontro si concluderà con la premiazione di due studenti della scuola media di Campi Salentina, autori di due distinte lettere inviate al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per richiedere l’assegnazione di una medaglia d’oro al valor civile a Renata Fonte. All’iniziativa parteciperanno anche le figlie di Renata Fonte, Viviana e Sabrina, da sempre attive nell’associazione. Infine nel pomeriggio, tempo permettendo, l’associazione si recherà a Porto Selvaggio per il consueto rito del lancio dei fiori in memoria della Fonte.


«Il Coraggio delle donne» viene riproposto a distanza di dieci anni dal primo incontro di presentazione ufficiale di “Donne Insieme”. «In quell’occasione - dice la presidente Maria Luisa Toto - scegliemmo di rendere omaggio al coraggio di una donna salentina, Renata Fonte, barbaramente assassinata e volutamente dimenticata. In dieci anni di attività, le abbiamo ridato vita attraverso il diritto alla memoria storica, portando sempre alto il suo nome: la nostra attività si basa sul senso di legalità e solidarietà che Renata, con il suo coraggio, ci ha trasmesso. Da qui il nostro impegno nel rafforzare il coraggio delle donne salentine affinché, attraverso la denuncia, possano uscire dalla spirale della violenza».


In che modo le avete restituito il diritto alla memoria?


«Dieci anni fa di Renata non si parlava, e noi abbiamo sentito il dovere di riscattare la sua morte come un debito che tutti i salentini avevano nei suoi confronti. Nel 2002, abbiamo chiesto e ottenuto il riconoscimento di Renata Fonte come vittima di mafia e della criminalità organizzata. Abbiamo istituito un premio in sua memoria. E stiamo per raggiungere un altro atteso traguardo: smuovere le coscienze della classe dirigente di Nardò affinché compia ciò che avrebbe dovuto fare in questi 25 anni, cioè dedicare una targa a Renata nel parco di Porto Selvaggio e realizzare nel cimitero un luogo funebre dignitoso. È un gesto dovuto, di gratitudine e riconoscenza verso questa donna giovanissima, per un bene prezioso che Nardò ha ricevuto da lei, il parco naturale di Porto Selvaggio».


Di cosa si occuperà la cooperativa “Donne Insieme”?

«La cooperativa nasce per dare nuove opportunità di lavoro a donne vittime di violenza. Sono 14 le fondatrici. Offriremo servizi sul territorio rivolti a donne e minori vittime di violenza e senza indipendenza economica, nonché a giovani sottoposti a misure cautelari. Organizzeremo corsi di formazione e altre iniziative per combattere i disagi giovanili, gli stati di noia, abuso di alcol e stupefacenti. Inoltre, chiederemo l’affidamento di un bene confiscato alla mafia che diventerà il luogo dove donne e madri vittime di violenza potranno rifugiarsi insieme ai loro figli».

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