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Taranto, esplode in Consiglio la protesta dei disoccupati 

Taranto, esplode in Consiglio la protesta dei disoccupati 

La rabbia e l’esasperazione di chi non ha più un posto di lavoro. E’ questa la vera eredità del dissesto finanziario. E’ questa l’autentica zavorra che appesantisce il cammino dell’Amministrazione Stefàno al governo della città dal giugno 2007. Ieri in Consiglio erano presenti una parte dei 186 dipendenti della «Dussman» e dei 60 ex «Padovano» ancora senza lavoro. Una lavoratrice colta da lieve malore è stata soccorsa dal sindaco.

31 Marzo 2009

di FABIO VENERE

TARANTO - La rabbia e l’esasperazione di chi non ha più un posto di lavoro. E’ questa la vera eredità del dissesto finanziario. E’ questa l’autentica zavorra che appesantisce il cammino dell’Amministrazione Stefàno al governo della città dal giugno 2007. E’ questo il vero ostacolo della giunta comunale. Ed è un ostacolo che va oltre, forse ben oltre, la (non facile) situazione finanziaria. E la turbolenta seduta di ieri del Consiglio comunale l’ha dimostrato compiutamente. E il sindaco questo l’ha capito. Ha intuito che la sua azione amministrativa rischia di essere omologata, confusa con quella delle Amministrazioni precedenti. E di fronte alla rabbia dei lavoratori di «Dussman», di «Padovano», di «Emmegi», della cooperativa «Comata», il primo cittadino ha cercato di sfuggire alla morsa qualunquista del «siete tutti uguali».

Per questo, Stefàno si è gettato nella mischia. Non a caso ha fatto il suo ingresso nell’aula consiliare entrando dalla parte riservata al pubblico e non da quella destinata a consiglieri ed assessori. «Entro di qui - afferma il primo cittadino - proprio per dimostrare da che parte sta quest’Amministrazione. Le vostre sofferenze, sono le nostre». Il messaggio, però, non... arriva alla platea. Questa condivisione non attenua l’esasperazione dei lavoratori. Gli ex dipendenti delle imprese che gravitavano nell’ambito comunale sino alla dichiarazione del dissesto finanziario agitano i cartelli inequivocabili. «Rivogliamo la nostra serenità e la nostra dignità», «Siamo stanchi delle promesse».

La tensione si alza. E la recente proroga di un mese ottenuta (vertenza Dussman), su cui ruota tutto l’intervento in aula del sindaco, non fa rientrare la protesta.

Un ex dipendente di «Padovano» (impegnata nel trasporto alunni), Romolo Paradiso, tuona: «State facendo un gioco sporco. Ci state mettendo l’uno contro l’altro visto che le soluzioni prospettate per chiudere la vertenza Dussman (Amat, Amiu) le avete proposte anche a noi». Il sindaco non ci sta: «Siamo noi le vittime del dissesto, non gli artefici».

Giuseppe Tardiota, lavoratore Dussman, in aula, aggiunge: «Siamo stanchi di andare avanti di proroghe in proroghe».

I vigili urbani, a stento, trattengono i lavoratori. Qualcuno sposta la transenna per tentare di entrare in aula. La tensione sale. Una signora, una lavoratrice, tra la folla presente in aula, viene colta da un lieve malore. 

«Non ce la a respirare», grida preoccupato chi le sta accanto. Il sindaco, si toglie idealmente la fascia tricolore e riprende il camice bianco da medico, sposta con forza la transenna e soccorre prontamente questa lavoratrice. I lavori del consiglio vengono sospesi per sottoscrivere un documento unitario da inviare alla Prefettura. La serenità (apparente) sembra ora tornare. Il prossimo 1 maggio scadrà la proroga. E quello che potrebbe accadere dopo,. inizia già a far preoccupare.

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