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In Puglia e Basilicata

Potenza, nessuna violenza «Sesso in 3, ma consenziente»

Si è inventata tutto. Almeno per quel che riguarda la violenza. Perchè la donna di Tito che, nella notte tra mercoledì e giovedì, aveva denunciato di essere stata stuprata da due giovani che si erano introdotti a casa sua, quei rapporti li aveva consumati da consenziente. È stata la stessa sedicente vittima ad ammetterlo.«Abbiamo evitato un caso “Caffarella 2” - ha detto il questore - ed eliminato un allarme, anche se la questione resta inquietante».

28 Marzo 2009

di Giovanni Rivelli

POTENZA - Nessuna violenza, nessun reato. Quel rapporto a tre che si è consumato in una casa di Tito Scalo non è stato uno stupro. La denuncia della donna, una giovane polacca sposata con un italiano, era falsa, tanto da procurarle una denuncia per procurato allarme e calunnia.

Proprio per quella calunnia due ragazzini, uno poco più che maggiorenne, l’altro ventenne, hanno rischiato di finire in carcere con la pesante accusa di stupro e di subire una serie di misure che le ultime novità normative, conseguenza dei recenti episodi di violenza, hanno portato per gli accusati di questi tipi di reati.


Fortunatamente, però, la Polizia ha chiarito tutto in circa 24 ore e lei, messa con le spalle al muro dal Pm Annagloria Piccininni e dagli uomini della polizia, ha confessato. «Volevo attirare l’attenzione di mio marito» ha detto cercando di scusarsi, ma anche per questa spiegazione, come per tutta l’evoluzione di questa vicenda, si fa fatica a cercare un perchè.


Quel racconto, in verità, dal primo momento «puzzava» di incredibile. Spiegazioni confuse su come i due si sarebbero trovati in casa, denuncia tardiva e nessuna traccia avevano allertato un campanello d’allarme negli inquirenti. Tuttavia, spesso le prime deposizioni delle donne vittime di violenza appaiono confuse a causa dello shock e del meccanismo di autodifesa psicologica della «rimozione». E così gli agenti di Mobile, Volanti e Scientifica, coordinati nelle indagini dal sostituto commissario Antonio Mennuti, sono andati avanti con la ricerca dei responsabili.

La svolta elle 22.30 di giovedì. Grazie ai dati dei tabulati telefonici, si arriva al reale utilizzatore di un’utenza telefonica mobile intestata a un’altra persona. È un ragazzino di Tito poco più che maggiorenne la cui descrizione corrisponde a quella fatta dalla donna per uno degli aggressori. Il giovane racconta la sua verità: rapporto sessuale sì, ma consenziente e indica anche il secondo giovane che, raggiunto dalla polizia e portato in Questura, ha parlato di quel rapporto voluto anche dalla donna.


A quel punto le domande nei confronti della denunciante si sono fatte più pungenti e determinate. Fino a quando, alle due di notte, lei stessa ha ammesso di essersi inventa tutto, almeno per quanto riguarda il reato.


Caso di violenza risolto, ma indagini non chiuse. Perchè nell’inchiesta su procurato allarme e calunnia ci sono dei punti ancora oscuri, non tanto nella dinamica dei fatti, quanto nel movente, nell’origine, nei risvolti psicologici.


Le domande sono tante. Perchè per attirare l’attenzione del marito con una denuncia falsa, ha consumato realmente rapporti intimi con due persone? E perchè, trattandosi di una messinscena per questioni sentimentali, la stessa vittima, anche nel fornire indicazioni confuse sull’accaduto, aveva invece dato indicazioni reali circa i due ragazzi entrati nella sua casa, parlando di due italiani e descrivendone i tratti somatici con buona approssimazione? Logica avrebbe invece voluto che tentasse in ogni caso di depistare, ma così non è stato. Con il rischio che due ragazzi, colpevoli solo di aver cercato emozioni con troppa disinvoltura, si ritrovassero in carcere, bollati come «mostri».

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