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In Puglia e Basilicata

Ugento, testimone interrogato per ore ricostruita scena del delitto Basile

UGENTO - Sei ore di interrogatorio per il giovane vicino di casa di Peppino Basile. Sulle sue dichiarazioni il sostituto procuratore Simona Filoni della Procura dei minorenni ha disposto la secretazione. Si sa soltanto che ha ricostruito quanto avvenuto quella notte e chiarito i dubbi sulle sue precedenti dichiarazioni. L’inchiesta è in una fase delicata e a breve ci saranno nuovi interrogatori di altri minorenni.
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28 Marzo 2009

di Gianfranco Lattante


UGENTO - Quasi sei ore di interrogatorio. Dalle 9.30 alle 15. Tanto il giovane di Ugento è rimasto nell’ufficio del sostituto procuratore Simona Filoni, al secondo piano del Tribunale dei minorenni, per chiarire quello che sa dell’omicidio di Peppino Basile, il consigliere provinciale dell’Italia dei Valori ucciso con 19 coltellate nella notte fra il 14 e il 15 giugno scorsi. 

Il giovane, vicino di casa di Basile, è indagato per aver reso false informazioni al pubblico ministero. Gli investigatori sospettano che non abbia detto tutta verità. Dal giorno dell’omicidio è stato sentito più volte dai carabinieri. Ma dalle dichiarazioni messe di volta in volta a verbale sarebbero emerse delle discrepanze e delle contraddizioni.

Imprecisioni o il tentativo volontario di occultare qualcosa? E se sì, perchè?


Il giovane di Ugento (minorenne quando è avvenuto l’omicidio ma che nel frattempo ha compiuto 18 anni), è giunto in Procura accompagnato dalla madre e dai legali di fiducia, gli avvocati Roberto Bray e Antonio Melileo. E che l’interrogatorio sarebbe andato per le lunghe, lo si intuiva dal cartello davanti alla porta del magistrato: «Istruttoria in corso. Non disturbare».


Sul contenuto delle dichiarazioni rese dal giovane nel corso dell’interrogatorio è calato il segreto imposto dal pm. Si sa, comunque, che lo studente ha risposto alle domande del magistrato e che, in un clima di serenità, ha chiarito la propria posizione e ricostruito quando accaduto quella tragica notte. A cominciare dal suo rientro a casa: trenta minuti dopo la mezzanotte oppure all’una? Nelle precedenti dichiarazioni il giovane non era stato preciso. E, ieri mattina, ha ribadito che non è sua abitudine portare l’orologio al polso e di non aver fatto caso dunque all’orario, nemmeno quella sera.


Rientrato in casa, ha fatto la doccia. E la sua attenzione, poi, è stata richiamata dalle invocazioni di aiuto. Il primo a precipitarsi in strada per rendersi conto di quel che stava accadendo è stato il padre. Poi lo ha raggiunto anche il ragazzo. Il consigliere provinciale era già stato colpito e rantolava in una pozza di sangue.


Cosa avrebbe esclamato Basile prima di esalare l’ultimo respiro?


Il giovane ha fatto chiarezza anche su questo aspetto finora controverso e sul quale non aveva fonito un’indicazione univoca. Ieri mattina ha precisato che il consigliere provinciale non invocava soltanto aiuto, ma chiamava anche «cumpare, cummare».


Sullo sfondo delle dichiarazioni del giovane c’è anche la presenza di una vettura. L’auto di colore bianco, un’utilitaria di piccole dimensioni, sarebbe stata vista allontanarsi da via Nizza, la strada in cui abitava Basile e dove si è consumato l’omicidio. Il giovane non l’ha notata. Anche ieri ha ribadito non aver fatto caso ad alcuna vettura. Ma da altre dichiarazioni sembra emegere la presenza di una vettura di colore bianco che si è allontanata dal luogo dell’omicidio.

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