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In Puglia e Basilicata

Bari: omicidio Porro, 2 indagati ma nessuno ha visto nulla

Bari: omicidio Porro, 2 indagati ma nessuno ha visto nulla
di CARLO STRAGAPEDE
Fra i bancarellai di via Nizza e i passanti nessuno sembra avere assistito alla tragica scena. Ma il mercato rionale era affollato. I fratelli Giacomo e Francesco Caracciolese torchiati e sottoposti allo stub
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27 Marzo 2009

di CARLO STRAGAPEDE 

Le indagini sull’omicidio dell’ex collaboratore di giustizia Orazio Porro, di 53 anni, avvenuto mercoledì nel mercato rionale di via Nizza, al quartiere San Pasquale, potrebbero essere vicine a una svolta. Nonostante l’omertà dei bancarellai e dei passanti, che apparentemente non avrebbero visto né sentito nulla. La Direzione distrettuale antimafia ha iscritto nel registro degli indagati i nomi dei fratelli Giacomo e Francesco Caracciolese, non ancora trentenni, ufficialmente venditori ambulanti, ma ritenuti dagli investigatori personaggi di spicco nella gestione delle attività illecite a San Pasquale, vicini, in qualche modo, ai Capriati della città vecchia. Non si sa quale reato venga ipotizzato a carico dei due Caracciolese, se omicidio volontario o favoreggiamento. Certo è che l’altra notte i due giovani sono stati sottoposti allo stub, l’ex «guanto di paraffina», insomma il test scientifico che mira a stabilire se una persona abbia sparato o no nelle ore immediatamente precedenti. Il che lascia pensare che gli inquirenti perlomeno sospettino dei Caracciolese. Lo stub è stato eseguito alla presenza del difensore, avvocato Massimo Roberto Chiusolo. I due fratelli sono stati interrogati, nella notte, in Questura, allo scopo di ricostruire i loro spostamenti nei minuti immediatamente precedenti e successivi al delitto. Secondo gli accertamenti della Polizia, i due indagati sarebbero titolari di una bancarella proprio nel mercato rionale di via Nizza, dove è avvenuto il delitto. 

LA TRAIETTORIA E LE TRACCE DI SANGUE - In base ai primi rilievi, l’unico proiettile che ha ucciso Orazio Porro gli ha trapassato il cranio dalla nuca alla fronte. Comunque la dinamica sarà confermata dall’autopsia, affidata dal pm Elisabetta Pugliese al medico legale Francesco Vinci, dell’Istituto di medicina legale dell’Università. La Direzione distrettuale antimafia ha disposto l'esame del Dna sulle tracce di sangue trovate sulla pedana dello scooter «Liberty» che era a poca distanza dal cadavere di Porro. Gli inquirenti vorrebbero accertare se il codice genetico sia compatibile, eventualmente, con quello dei Caracciolese, oppure con quello della vittima, o ancora con quello di altre persone. 

LA TRAPPOLA - Le indagini sono condotte dalla Squadra mobile, diretta dal vicequestore Luigi Liguori. Una delle ricostruzioni più attendibili - ha lasciato intendere il dottor Liguori a margine di una conferenza stampa riguardante un’altra operazione - potrebbe fare pensare a una coppia di giustizieri, uno impegnato a distrarre la vittima impegnandola in una conversazione, l’altro pronto a premere il grilletto, alle spalle.  

L’OMERTÀ - Dalle indagini, che proseguono a ritmo serrato, trapela che nessuno degli ambulanti o dei passanti presenti in via Nizza al momento del delitto (le ore 13) afferma di avere visto o udito qualcosa. Gli uomini della Mobile, l’altra notte, hanno convocato in Questura gli ambulanti e qualche cliente che mercoledì si trovavano in via Nizza, allo scopo di ottenere da loro qualche testimonianza utile, anche un minimo fotogramma, a ricostruire la sequenza. A quanto si è appreso, però, nessuno dei bancarellai o dei passanti avrebbe dichiarato nulla agli agenti. «Non ho visto niente», il ritornello. In concreto, nel quadrilatero di San Pasquale la gente ha paura. Un atteggiamento almeno in parte comprensibile, sul piano umano. Che però non giova alla verità.
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