Domenica 25 Settembre 2022 | 17:00

In Puglia e Basilicata

Antiche storie foggiane: «Maestà per favore mi chiuda in convento»

Prima della legge sullo stalking e le violenze domestiche, una donna picchiata dal marito poteva solo sperare di appellarsi al re, quello che fa Maria Teresa garofalo che nel '700 scrive al re, pregandolo di farla entrare in convento pur di sfuggire alle violenze del consorte. E per una volta una donna viene ascoltata

27 Marzo 2009

Nella Foggia settecentesca donna Maria Teresa Garofalo, una povera moglie strapazzata dal marito Camillo Riccio, chiese al re in persona, con una dettagliata supplica, di essere rinchiusa a spese del marito presso il Conservatorio della Maddalena. 
La supplica fu trasmessa al Tribunale della Regia Dogana di Foggia per istruire il processo penale contro Camillo Riccio, reo anche di adulterio, in quanto, da come si apprende da queste antiche carte, conviveva pure con una nota prostituta foggiana, tale Anna Lo Mele. 

Nella supplica al re la Garofalo sottolinea come dai primi giorni del matrimonio era stata sistematicamente percossa e minacciata anche di morte con spade, coltelli e bastoni dal consorte. Neppure il suocero era riuscito a sottrarre la Garofalo dalle grinfie del figlio e questi, in aggiunta, da alcuni anni aveva accasato nella dimora coniugale una sua amante, Anna Lo Mele, «famigerata prostituta» foggiana, moglie di un galeotto che stava scontando una lunga detenzione perché condannato per omicidio. 

Per questa ragione la supplicante lamentava anche che il marito, contagiato dalla suddetta donna di malaffare, l’aveva a sua volta infettata di numerose malattie veneree. Il violento coniuge aveva anche «negati i medicamenti» alla consorte. 

Il Tribunale della Regia Dogana delle Pecore condannò Camillo Riccio ed ordinò la chiusura in convento anche della prostituta Anna Lo Mele. Camillo Riccio, ricercato dai soldati della Regia Corte, tenterà anche la fuga dalla sua abitazione, posta dietro la chiesa di Sant’Eligio, sparando anche alcuni colpi di pistola nei confronti dei suoi inseguitori. Catturato, l ’uomo fu condotto nel carcere della Regia Dogana ed il padre, mosso a compassione ne chiese invano anche la scarcerazione per motivi di salute. (Carmine de Leo)
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