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In Puglia e Basilicata

Legambiente Puglia: una  class action contro chi inquina

La proposta è per un’azione collettiva per ottenere i danni da chi avvelena con la diossina l’aria e l’acqua del Salento, non solo per i danni alle attività economiche, fin qui reali e accertati, ma anche a quelli plausibili e ancora da accertare alla salute umana

25 Marzo 2009

BARI – Un’azione collettiva per ottenere i danni da chi avvelena con la diossina l’aria e l’acqua del Salento, non solo per i danni alle attività economiche, fin qui reali e accertati, ma anche a quelli plausibili e ancora da accertare alla salute umana. La propone Legambiente, avvalendosi del proprio Centro di azione giuridica (Ceag) con l’intenzione di «ottenere l’applicazione piena del principio giuridico del 'chi inquina pagà, finora raramente applicato in Italia. In una nota Legambiente rammenta, tra l’altro, «che la diossina (o meglio le diossine), derivata prevalentemente da combustione a basse temperature delle plastiche contenenti cloro, si accumula velocemente e stabilmente nei tessuti, e nel latte materno in particolare, ed è uno dei composti tossici e cancerogeni più potenti». Il meccanismo – precisa la nota – è quello della class action, strumento non ancora riconosciuto dalla normativa nazionale (vedi il sito www.class-action.it), che consente alle associazioni riconosciute come rappresentanti dei pubblici interessi di costituirsi per il risarcimento degli individui o categorie colpiti da azioni illecite. «I danni sotto l’aspetto epidemiologico e sanitario – conclude Legambiente – potrebbero essere ingenti e, proprio per fare chiarezza sulla situazione reale e giungere ad una quantificazione, l’Associazione del Cigno Verde sta avviando le azioni legali opportune».
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