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In Puglia e Basilicata

PETRUZZELLI CONTESO Vuoi che apra oppure no? Partecipa al SONDAGGIO

PETRUZZELLI CONTESO Vuoi che apra oppure no? Partecipa al SONDAGGIO
Mentre continua il dibattito (e le polemiche) dopo l'inaugurazione in un capannone della Fiera della stagione lirica, continua il dibattito intorno al destino del Teatro Petruzzelli: deve finalmente aprire al pubblico, pur se in assenza di alcuni certificati di agibilità, oppure no? Finora hanno votato oltre 1.400 lettori

26 Marzo 2009

BARI - La Fondazione Petruzzelli prova a resistere e va avanti alla Fiera del Levante, nello spazio 7 che ha appena utilizzato per Turandot. Incurante degli starnazzamenti che ogni tanto provano a coprire la scelta di proseguire, di continuare «comunque e dovunque », facendo il verso a quel «com’era, dov’era» che si sta rivelando l’autentico epitaffio sulla pietra tombale del politeama. 

Wagner era deciso e Wagner sarà, perché sarà il caso di tenere la testa su, di difendere scelte fatte nel nome e nell’idea «alta» della cultura, di una Bari finalmente capitale di qualcosa di concreto, di tangibile, e finalmente non più prigioniera del ricordo insistente e del tutto lisergico di quel che non è mai stata. E allora, fine aprile, al massimo ai primi di maggio, ecco l’allestimento di Die Walküre, secondo episodio della tetralogia del Ring dopo L’oro del Reno (completano il Sigfrido e Il crepuscolo degli dei) andato in scena in forma di concerto al Piccinni alcuni mesi fa. A dirigere ancora Stefan Anton Reck, esperto del repertorio wagneriano di scuola Abbado, mentre la sorpresa verrà dal fatto che si tratterà di un vero e proprio allestimento, anche se non certo quello che era stato ideato per il Petruzzelli, con una scena fissa ma con movimenti e costumi. La regia, come previsto, sarà affidata a Walter Pagliaro. 

Poco importa se qualche bongustaio storcerà il naso, invocando la purezza della razza wagneriana, Bari avrà la sua Valkiria. Anche perché è sempre più chiaro come le nubi che si addensano sul teatro, nere prefiche di sciagure prossime venture, saranno difficilmente dipanabili a breve. Troppo inconsistente alla prova del tempo si sta rivelando infatti l’ormai celebre protocollo di intesa 2002 tra la famiglia proprietaria e gli enti locali. Se da un lato la decisione della Corte Costituzionale di annullare l’esproprio, pur se solo ed esclusivamente per una ragione procedurale, ha ripristinato l’efficacia di quel protocollo, pur se una sentenza di un altro giudice ne ha ribadito il vigore, dubbi e perplessità si accavallano. E deve essere proprio per questo, probabilmente, che l’avv. Carrieri, membro del cda di nomina ministeriale, chiede la stesura di un altro ben più dettagliato contratto di affitto, che superi nei fatti quell’accordo e cancelli ogni rischio di rivalsa, dall’una e dall’altra parte. 

Quei 13 milioni di euro in più spesi dopo l’esproprio rappresentano un rischio esponenziale. E se un giorno qualcuno dovesse mai giudicare nullo quel protocollo, la strada che porta alla Corte di Strasburgo sarebbe bella e tracciata. [f.c.]
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