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In Puglia e Basilicata

Due Cc uccisero ladro «Non legittima difesa»

Due Cc uccisero ladro «Non legittima difesa»
Bari - Rinviati a giudizio con l’accusa di omicidio colposo per aver aperto il fuoco contro due ladri in fuga, uccidendone uno, due carabinieri del Nucleo operativo radiomobile della Compagnia di Potenza hanno chiesto al giudice Gerardina Romaniello di patteggiare la pena a 2 anni di reclusione.

25 Marzo 2009

Bari - Rinviati a giudizio con l’accusa di omicidio colposo per aver aperto il fuoco contro due ladri in fuga, uccidendone uno, due carabinieri del Nucleo operativo radiomobile della Compagnia di Potenza hanno chiesto al giudice Gerardina Romaniello di patteggiare la pena a 2 anni di reclusione.

 Il giudice dopo 2 ore di camera di consiglio ha preferito rinviare la decisione. Ha però chiesto di poter acquisire altra documentazione sulla vicenda: in particolare gli atti del procedimento nei confronti dei presunti componenti della banda della quale avrebbe fatto parte la vittima, Teodoro Santoro, 51 anni di Bari. Il giudice vuole approfondire l’esatta ricostruzione dei fatti.


Sotto accusa, il carabiniere scelto F.P., 28 anni di Napoli, e il suo capo pattuglia, il vice brigadiere R.D.S., 46 anni, di Potenza.


Secondo la ricostruzione del Pm Henry John Woodcock, Santoro fu colpito a morte nella notte tra il 7 e l’8 maggio del 2007 nel corso di un inseguimento sulla statale 407 Basentana (direzione Metaponto). L’uomo era alla guida di un Fiat Ducato sul quale i carabinieri sapevano che vi era la cassa bancomat sradicata poco prima dal centro commerciale «Galassia» di Potenza. Inseguivano il segnale del rilevatore satellitare nascosto nella cassaforte. I due militari lanciati all’inseguimento aprirono il fuoco colpendo Santoro al petto. Poi dichiararono di aver fatto ricorso alle armi per legittima difesa e solo dopo che i banditi, che erano in parte sul Ducato e in parte su una vecchia Alfa 159 che scortava il furgone, avevano tentato di speronarli, aprendo poi il fuoco e colpendo la loro «gazzella» più volte.

Dopo alcuni giorni gli stessi militari, rendendo spontaneamente nuove dichiarazioni al Pm Woodcock, hanno dichiarato di essere stati gli unici ad usare le armi. I rilievi balistici eseguiti sulla loro auto, da parte dei periti incaricati dal Pubblico ministero, hanno stabilito che i due proiettili che hanno forato la carrozzeria sono compatibili con le armi di ordinanza (pistole e mitragliette) in uso quella notte alla pattuglia. Uno dei due avrebbe infine ammesso di aver sparato contro la propria macchina.

Sono stati quindi rinviati a giudizio per aver «cagionato la morte di Teodoro Santoro per colpa dovuta ad imprudenza e a negligenza consistita nel superare (colposamente) i limiti previsti dalla legge e dall’autorità, esplodendo, in modo specifico il carabinieri scelto P. su ordine e su istigazione del superiore gerarchico R. S., numerosi colpi di arma da fuoco all’indirizzo dell’autocarro Fiat Ducato. Avendo inoltre i due militari, per errore dovuto a colpa, ritenuto di essere a loro volta, bersaglio di colpi di arma da fuoco esplosi dai rapinatori». Insomma omicidio colposo. Nella udienza preliminare è giunta la richiesta di patteggiamento.

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