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In Puglia e Basilicata

Barriere sommerse e spiagge ricostrituite questo il piano per salvare San Cataldo

Dopo un’attesa di cinque anni il progetto che dovrebbe salvare la «spiaggia dei leccesi» potrà essere ultimato attraverso un esperimento «pilota» con il quale si punta ad arrestare il drammatico fenomeno dell’erosione che avanza di anno in anno a danno delle spiagge leccesi

24 Marzo 2009

LECCE - Per la prossima estate San Cataldo potrebbe vedere finalmente completato il progetto di tutela delle spiagge. Dopo quasi cinque anni dall’av - vio degli interventi - che hanno comportato fino ad ora la collocazione dei pennelli frangiflutti - il programma verrà ultimato grazie ad una variante che il Comune di Lecce ha trasmesso nei giorni sorsi alla Regione e che permetterà di superare l’ostacolo rappresentato dalle difficoltà fino ad oggi incontrate nel reperire la sabbia necessaria per il ripas cimento. 

La variante consiste nella realizzazione di barriere «soffolte», cioè sommerse, che avranno lo scopo di attenuare gli effetti di mareggiate e correnti, impedendo i gravi fenomeni di erosione cui si è assistito negli ultimi anni. In pratica l’esperimento pilota verrà attuato su due «celle» a Nord della struttura del faro, che è sede della Guardia costiera. Le celle sono costituite da due tratti di spiaggia racchiusi dai pennelli (un lido privato e una spiaggia libera). Le barriere verranno collocate sui fondali parallelamente alla costa a qualche centinaia di metri dalla riva. Sulle spiagge, invece, verrà attuato un minimo ripascimento servendosi di nuova sabbia compatibile con quella di San Cataldo reperita vicino Ginosa, nel tarantino. La combinazione dei diversi elementi - barriere, pennelli e nuova sabbia - creerà degli ambienti protetti, meno esposti all’azione diretta del mare, consentendo una più efficace difesa delle spiagge. L’intervento verrà messo in atto dall’impresa Tecnithal, la stessa che ha studiato la variante e che ha in appalto il progetto contro l’erosione. 

«Sul piano tecnico - spiega l’assessore ai Lavori pubblici, Severo Martini non si tratta di un intervento complicato e credo che possa essere attuato in tempi brevi. Ritengo che per l’inizio della stagione il progetto possa essere ultimato. Si tratta di un esperimento pilota che potrà avere un seguito su altri tratti di litorale. Per quanto riguarda il Comune - aggiunge Martini - abbiamo compiuto tutti i nuovi passi necessari per accelerare i tempi, inviando tempestivamente alla Regione la variante. Ora attendiamo l’autorizzazione, sperando che non vi siano altri ritardi». Il progetto originale, che prevedeva la collocazione dei pennelli ed il cosiddetto «ripascimento morbido», ha incontrato sulla sua strada ostacoli burocratici e politici, scatenando guerre di campanile che ne hanno di fatto impedito la realizzazione. La Provincia di Brindisi, infatti, si oppose fermamente al prelievo della sabbia dai fondali di Punta Penne, aprendo una controversia amministrativa che si è conclusa solo di recente con una sentenza del Consiglio di Stato favorevole al Comune di Lecce. Quest’ultimo ha preferito tuttavia orientarsi su una variante, proprio per evitare ulteriori lungaggini che avrebbero fatto sfumare i finanziamenti di circa 2,5 milioni di euro destinati al progetto attraverso i Por ambiente 2000/2006. 

La parola fine tocca ora alla Regione. «La variante - spiegano da Palazzo Carafa - è stata inviata alla Regione e a tutti gli enti territoriali competenti in materia di demanio. Il settore regionale dei Lavori pubblici ha già fatto sapere informalmente che non vi sono problemi nell’autorizzazione alla variante ed ora attende solo il parere dell’assessorato all’Am - biente. Una volta ottenuto il via libera, l’intervento potrà essere immediatamente attuato a beneficio della marina e dei suoi frequentatori». Dopo un’attesa di cinque anni, dunque, il progetto potrà essere ultimato attraverso questo esperimento «pilota» con il quale si punta ad arrestare il drammatico fenomeno dell’erosione che avanza di anno in anno a danno delle spiagge leccesi.
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