Mercoledì 20 Febbraio 2019 | 07:53

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Bilancio

Il presidente Emiliano
«Alla mia giunta do 7+»

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Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano

di Giuseppe Armenise

BARI - Sei mesi di amministrazione: il presidente della regione Puglia, Michele Emiliano, traccia senza lustrini ed effetti speciali un primo bilancio dell’attività della sua giunta cui attribuisce un «7+» sulla fiducia, «perché è andata bene, ma si può migliorare». Ha appena congelato il piano regionale di riordino ospedaliero («perché voglio vederci chiaro») e, sollecitato in materia, dice di non temere le proteste. «Quando mi hanno eletto - scherza - sapevano che ero il sindaco più pesante d’Italia. Ne ho abbastanza per fronteggiare le manifestazioni di piazza. Non faccio il presidente della Regione per essere rieletto».

A Emiliano fanno da corona i suoi assessori. «Sarà l’anno - ribadisce il governatore - della legge sulla partecipazione e del Reddito di dignità». Una misura, quest’ultima, di cui avranno bisogno 40.312 cittadini in meno poichè in tanti, nel primo trimestre del 2015, hanno trovato un lavoro: secondo i dati Istat, infatti, il tasso di disoccupazione della Puglia è diminuito del 3,3% rispetto al primo trimestre del 2014 (passando dal 20,6% al 17,3).

Un dato, quello dell’occupazione, che va letto in termini percentuali e in valori assoluti, questi ultimi ancora deficitari. «Avremmo voluto fare di più - attacca Emiliano - ma il jobs act ha favorito il Nord e non il Sud. Peraltro, proprio per finanziare il jobs act ora il governo nazionale ci sfila 230 milioni di fondi europei (112 già nel 2016) del Piano di azione e coesione (Pac), che noi non potremo più destinare al sistema sanitario e all'abbassamento delle emissioni dovute al traffico veicolare privato». A proposito di inquinamento, Emiliano spiega perché non ha partecipato al tavolo convocato dal ministro all’Ambiente Galletti. «Può solo pregare a San Pietro perchè piova È singolare - spiega - l’azione di un governo che da una parte dà e dall’altra toglie. Ci chiedono di fare politiche anti-smog e ci sottraggono le risorse con le quali avremmo potuto provvedere».

Un dato di fatto, quello dei fondi tagliati da Roma, «non una nota polemica. Perché - continua Emiliano - sbaglia chi dice che questa amministrazione regionale polemizza con il governo centrale. Noi facciamo proposte concrete a raffica». E non nasconde la soddisfazione per quella idea di «decarbonizzazione» della Puglia come modello da adottare nella strategia nazionale e internazionale esposta alla Conferenza per il clima a Parigi. «È una proposta lanciata venti giorni fa - avverte il presidente - e in questo lasso di tempo nessuno è riuscito a trovare argomenti per poter dire che si tratta di un’idea che non sta in piedi». Una decarbonizzazione che parta dall’Ilva di Taranto, sfruttando l’approdo del metanodotto Tap sulle coste del Salento, e immaginando anche una riconversione a gas della centrale Enel «Federico II» di Brindisi. «Perchè la civiltà del carbone uccide». Emiliano non dimentica neanche l’oledotto di Tempa Rossa, un «progetto - afferma - che la Puglia dovrà subire perché ormai le autorizzazioni ci sono tutte. Non capisco però perché le royalties destinate alla Basilicata, dove si estrae il petrolio, non debbano spettare anche a Taranto, dove c’è il porto nel quale il petrolio dovrà essere stoccato per poi essere imbarcato».

Nei primi mesi di governo «abbiamo dovuto evitare le palle infuocate sparate tra le gambe della Puglia» dice Emiliano, ricordando l’emergenza Xylella su cui ora indaga la magistratura. «Quando dico che sulla Xylella la Regione si costituirà parte civile nel processo, dico una cosa ovvia, non espongo una valutazione sulle persone. Sulla diffusione del batterio ci sono evidenze scientifiche non condivise e quando questo accade è meglio approfondire le conoscenze piuttosto che imporre le proprie convinzioni».

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