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In Puglia e Basilicata

Trani, manca l'ambulanza E torna a casa in carrozzella

TRANI - Settantasette anni, affetta da tumore, malata di cuore e con gravi problemi di deambulazione, è stata costretta a tornare dal Pronto soccorso a casa in carrozzella, spinta dal figlio, avvolta in una coperta, alle tre di notte per le strade deserte della città. 

21 Marzo 2009

di Nico Aurora

TRANI - Settantasette anni, affetta da tumore, malata di cuore e con gravi problemi di deambulazione, è stata costretta a tornare dal Pronto soccorso a casa in carrozzella, spinta dal figlio, avvolta in una coperta, alle tre di notte per le strade deserte della città. 

È accaduto nei giorni scorsi ad una donna di Trani e suo figlio, quasi in uno stato di incoscienza per l’assurdità dell’accaduto, ha accettato ogni cosa senza battere ciglio ma poi, tornato in sé, ha deciso di esporre a “Pronto Gazzetta” i fatti secondo la sua versione. «Mia madre - racconta il cittadino, che è un anche un noto professionista nel settore contabile - soffre da tempo di una patologia tumorale che ne ha debilitato le capacità fisiche ed indebolito anche il cuore. La chemioterapia, proprio per questo motivo, era stata recentemente sospesa. Quella notte mia madre ha accusato una presunta crisi cardiaca. Ho immediatamente chiamato la guardia medica, che per la verità è prontamente giunta al nostro domicilio visitandola e consigliandomi di chiamare il 118 per un possibile ricovero in ospedale. Così ho fatto e, anche in questo caso, l’ambulanza è giunta in tempi brevi e ha condotto mia madre al Pronto soccorso, dove altrettanto tempestivamente è stata visitata dal medico di turno».


Insomma, fino a questo punto tutto sembra perfetto. Ogni rotella dell’ingranaggio al suo posto, la paziente prontamente visitata ed il figlio in attesa di conoscerne l’immediato futuro. E qui, paradossalmente, dal sospiro di sollievo per le condizioni fisiche si passa alla poco piacevole sorpresa immediatamente seguente. «Dalla visita cardiologia cui è stata sottoposta - torna a raccontare il figlio della paziente - è emersa una extra sistole di relativa importanza. Mia madre poteva immediatamente tornare a casa senza essere ricoverata, e questa per noi era certamente una bella notizia. Tuttavia, quando ho chiesto all’equipaggio dell’ambulanza di riaccompagnarla a casa, mi è stato risposto che non avrebbero potuto perché nei loro compiti non rientrava questo servizio. Ho fatto loro notare che mia madre, ancora visibilmente sofferente, non era in condizioni tali da salire in auto con me, neanche con l’aiuto di più persone. Ne hanno preso atto, ma hanno confermato che non avrebbero potuto in ogni caso ricaricarla sull'ambulanza. Ed allora uno degli infermieri, quasi mosso a compassione, mi ha offerto una carrozzella ed una coperta. In altre parole, ho dovuto accompagnarla per quasi un chilometro, in piena notte».


Poco traffico, ma anche molto freddo e tanta pena: «Io mi chiedo soltanto se le regole siano davvero queste - confessa il figlio - Mi auguro che qualcuno mi risponda, sperando che questa avvilente nottata non la passino anche altre persone».

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