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In Puglia e Basilicata

Regione, caos all'Avvocatura ora le parcelle davanti ai giudici

BARI - La Regione non paga le parcelle ai legali interni dell’Avvocatura, i legali si rivolgono al giudice e ottengono i decreti ingiuntivi. La vicenda non è nuova, e ci sono in ballo parecchi milioni, cifre per le quali nei mesi scorsi si era parlato di un tentativo di conciliazione. La Regione nel frattempo ha tentato una strada che secondo alcuni rischia di aggravare il problema.

21 Marzo 2009

di Massimiliano Scagliarini


BARI - La Regione non paga le parcelle ai legali interni dell’Avvocatura, i legali si rivolgono al giudice e ottengono i decreti ingiuntivi. La vicenda non è nuova, e ci sono in ballo parecchi milioni, cifre per le quali nei mesi scorsi si era parlato di un tentativo di conciliazione. Ma nel frattempo, per bloccare l’ordine di pagamento del magistrato, la Regione ha tentato una strada che secondo alcuni rischia di aggravare il problema.


Nelle ultime settimane, infatti, l’amministrazione ha fatto opposizione ai decreti ingiuntivi. Una delle motivazioni è questa: la Regione non deve pagare perché i mandati conferiti a quei legali sono nulli. Se non è chiaro, spieghiamo in altro modo: la Regione prima affida ai suoi legali interni un mandato di difesa (quelli di cui parliamo sono vecchi, risalgono a 6-7 anni fa), la causa si discute e viene decisa. Poi, quando il legale chiede - in base alla legge - la liquidazione la parcella professionale, la Regione dice: quel mandato è nullo.


In punta di diritto, l’obiezione ha un senso: la Regione, infatti, ha istituito l’Avvocatura ma non ha ancora creato il ruolo degli avvocati, per cui - tecnicamente - oggi i dipendenti-avvocati sono (solo) funzionari come tutti gli altri. Ma praticamente, evocare la nullità dei mandati è pericolosissimo: una qualunque delle controparti potrebbe far annullare la sentenza emessa da un avvocato che non aveva titolo a sedere in udienza.


Insomma, un pasticcio. Non l’unico che riguarda l’Avvocatura regionale, dove la spesa per il contenzioso è fuori controllo. Quello delle parcelle agli interni è uno dei capitoli: riguarda una ventina di persone (tra cui tre-quattro oggi in pensione), che reclamano ciascuno cifre variabili tra i 100 ed i 400mila euro. Il debito reale, confermano dalla Regione, ammonta a «parecchi milioni».


Dall’entourage del presidente Vendola fanno notare che è già stata intrapresa la strada della conciliazione. La nullità dei mandati? È solo una «clausola di stile»: un tentativo per non pagare. Un tentativo non riuscito, visto che negli ultimi 10 giorni il Tribunale di Bari ha respinto almeno tre di queste opposizioni. E così la Regione (che potrebbe fare appello) si accollerà il dovuto e anche le parcelle di ulteriori due avvocati.


«Stiamo provando a risolvere una situazione che si trascina da tempo e che non abbiamo creato noi - dice il capo del personale, Pasquale Chieco -: sto lavorando su una disciplina in applicazione della legge, che riconoscerà agli interni una cifra di circa il 30% dei minimi tariffari. I decreti ingiuntivi? Riguardano una minoranza di ex avvocati, che non hanno alcun interesse a fare transazioni. Con tutti gli altri è in piedi un tentativo di conciliazione, che potremo concludere una volta che ci sarà il regolamento».


Nel frattempo, il clima nell’Avvocatura resta rovente. Gli interni denunciano situazioni di disagio, tra cui la decisione della Regione - assunta quest’anno - di non pagare la loro quota di iscrizione all’ordine. «La pagheremo - promette Chieco - e stiamo cercando di risolvere tutti i vari problemi, grazie anche ai sindacati». Nel frattempo, fa sorridere una recente lettera firmata dall’avvocato coordinatore, il professor Nicola Colaianni: dispone il trasferimento dei legali «dal profilo professionale certo» in nuove stanze (un’ala del palazzo sul lungomare è stata ristrutturata) e li invita a traslocare al più presto «per prevenire altrui mire espansionistiche». Mire espansionistiche: forse - dicono i dipendenti - siamo in guerra, e non ce ne siamo accorti.

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