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In Puglia e Basilicata

«Ministro, ecco l'aria inquinata che noi respiriamo a Taranto»

Consegnate alla Prestigiacomo le lenzuola esposte per 40 giorni nel rione Tamburi... nere. «Teli anneriti dall’aria che ogni giorno i cittadini di Taranto e i lavoratori devono respirare grazie alle pericolose emissioni inquinanti dei grandi insediamenti industriali del capoluogo»

20 Marzo 2009

lenzuola a Taranto contro lo smogLegambiente ha consegnato ieri le lenzuola annerite dall’inquinamento al ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e al presidente della commissione Ippc (Prevenzione e controllo integrate dell’inquinamento). L’iniziativa era stata presentata a Taranto, nel rione Tamburi, quasi due mesi fa nel corso di «Mal’aria», una campagna voluta dagli ambientalisti per evidenziare, ancora una volta, le critiche condizioni in cui versa la città in quanto ad inquinamento atmosferico.

«Sono state esposte alle finestre delle abitazioni del quartiere Tamburi per 40 giorni le lenzuola della campagna “Mal’aria” nere di smog e polveri consegnate al ministero dell’Ambiente da una delegazione di Legambiente, che ha portato anche un lenzuolo bianco e immacolato per rendere più evidente il confronto. Teli anneriti dall’aria che ogni giorno i cittadini di Taranto e i lavoratori devono respirare grazie alle pericolose emissioni inquinanti dei grandi insediamenti industriali del capoluogo» si legge in una nota diffusa da Legambiente. 

«Il nostro Paese è in grave ritardo nel rilascio delle Autorizzazioni integrate ambientali (Aia) per gli impianti industriali interessati dalla normativa Ippc, tant’è che è in corso la procedura di infrazione europea» ha dichiarato il responsabile scientifico di Legambiente Stefano Ciafani. Inoltre «ancora incompleto risulta essere l’iter autorizzativo dei siti produttivi di Taranto, oggetto dell'Accordo di programma firmato nell'aprile 2008, a partire da quello relativo allo stabilimento siderurgico Ilva. Siamo molto preoccupati - ha sottolineato Ciafani - per questa situazione e speriamo che il messaggio d’allarme manifestato dalle lenzuola annerite serva a sollecitare i passaggi necessari per ammodernare gli impianti e garantire una migliore qualità della vita ai tarantini». 

«Negli ultimi mesi si è discusso della sacrosanta necessità di abbattere le emissioni di diossina, ma non abbastanza delle soluzioni per abbattere le altre pericolose emissioni inquinanti, non solo quelle atmosferiche, ma anche rifiuti ed acque reflue - ha aggiunto Lunetta Franco, presidente del Circolo Legambiente di Taranto -. L'Aia è per noi un passaggio fondamentale per affrontare questo problema e per porre fine alla lunga serie di ritardi e inadempienze che hanno caratterizzato la storia industriale di Taranto». 

Legambiente rammenta come proprio da Taranto sia stata lanciata il 17 gennaio scorso «Mal’aria», la campagna annuale dell’associazione dedicata, per questa edizione, alle emissioni industriali. In quell’occasione vennero a Taranto sia il presidente della Regione, Nichi Vendola, che l’assessore regionale all’Ambiente, Michele Losappio. Si era ad un mese di distanza dal varo della legge regionale anti-diossina e non era ancora esploso il braccio di ferro tra ministero e Ilva da un lato e istituzioni dall’a l t ro, braccio di ferro che poi sarà composto con la mediazione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e lo spostamento di due mesi, da aprile a giugno prossimo, della prima tappa della legge diossina (abbassamento a 2,5 nanogrammi per metro cubo». «Al ministero dell'Ambiente e alla Commissione Ippc - hanno concluso i due rappresentanti di Legambiente - chiediamo il rilascio di un'Aia che contenga prescrizioni rigorose per le aziende tarantine da realizzare in tempi certi e rapidi, in modo da dare risposta alla improcrastinabile necessità di tutelare l'ambiente, la salute dei cittadini e i posti di lavoro. Vorremmo anche essere rassicurati sui tempi di rilascio dell'autorizzazione perché Taranto vanta anche il record dei livelli di emissione di ben 10 inquinanti industriali sui 14 monitorati a livello nazionale».
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