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In Puglia e Basilicata

Canosa: la bimba ha fretta nasce nel parcheggio dell'ospedale

A raccontare la storia di un parto finito, per fortuna, bene, grazie alla tempestività dell’operatrice sanitaria dell’ospedale di Canosa, l’ostetrica Margherita Forenza, è stata una giovane madre residente ad Andria, Anna Saccotelli, che ha voluto così ringraziare tanto gli operatori sanitari del Pronto soccorso
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18 Marzo 2009

di ANTONIO BUFANO 

CANOSA. «Alle prime doglie del parto, ho pregato, intorno a mezzanotte, mio marito di metterci in macchina e di raggiungere l’ospedale di Canosa, ricordando l’ottimo trattamento e la professionalità degli operatori sanitari del reparto di ginecologia dimostrata in occasione della nascita della nostra prima figlia. Il parto è iniziato, però, in maniera spontanea ancor prima di raggiungere il nosocomio e la espulsione del feto ha avuto inizio mentre ero in macchina alle porte di Canosa. Sul piazzale dell’ospedale la testina della neonata aveva trovato, come suo primo guanciale, il pantalone del mio pigiama. Lo spavento è stato così forte che ha superato la gioia dell’evento, che per fortuna si è concluso felicemente, grazie all’intervento dell’ostetrica in servizio al reparto di ginecologia». 

A raccontare a “Pronto Gazzetta” la storia di un parto finito, per fortuna, bene, grazie alla tempestività dell’operatrice sanitaria dell’ospedale di Canosa, l’ostetrica Margherita Forenza, è stata una giovane madre residente ad Andria, Anna Saccotelli, che ha voluto così ringraziare tanto gli operatori sanitari del Pronto soccorso, quanto quelli del reparto di ginecologia, che hanno riconfermato la fiducia della donna in stato di gravidanza. E’ stato questo sentimento di affidabilità nel reparto di ginecologia dell’ospedale di Canosa, tenuto sempre vivo dalla giovane donna andriese dopo la nascita della sua primogenita, a spingere la giovane Anna, nonostante l’incalzare delle doglie, a chiedere di raggiungere la vicina città della Bat e a portarla a rinunciare al servizio ospedaliero della sua città. 

Una scelta che stava per costarle caro. La neonata, secondogenita, che è stata chiamata Luciana, ha rischiato, infatti, di rimanere strozzata dal cordone ombelicale che circondava, con due giri, il suo piccolissimo collo. In casi simili, se al nascituro non viene reciso con prontezza il cordone ombelicale, rischia di morire soffocato. La neonata si presentava, infatti, già cianotica all’arrivo dell’ostetrica e qualche attimo di ritardo ad intervenire avrebbe potuto avere tristi conseguenze. Tutto, però, è andato per il meglio, grazie alla tempestività dell’intervento dell’ostetrica Margherita e dell’equipe del Pronto soccorso, che hanno completato il parto sul sedile dell’auto. 

«Sbigottito da quanto stava accadendo sotto i miei occhi ed impreparato - racconta il marito di Anna, Riccardo Bernocco - volevo invertire la marcia e tornare ad Andria, ma mia moglie ha insistito nella richiesta di raggiungere l’ospedale di Canosa, che le dava più fiducia. Così ho fatto. Adesso sono felice di essere diventato padre per la seconda volta e di aver assicurato a mia moglie le cure desiderate. L’equipe medica di ginecologia del nosocomio di Canosa, che ringrazio infinitamente, ha per la seconda volta dimostrato quel livello di professionalità che l’utenza spera di ottenere nel momento del bisogno».
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