Lunedì 15 Agosto 2022 | 14:46

In Puglia e Basilicata

Tommaso Pedio, la Basilicata ricambia. A Potenza una strada per lo storico

18 Marzo 2009

di RAFFAELE NIGRO 

Mentre scompare Raffaele Giuralongo, grande storico patrio della Basilicata, Potenza dedica a nove anni dalla morte, una piazza a Tommaso Pedio, figura epica e carismatica, intellettuale amato e passionale e monumento di un meridionalismo anarcoide. Una sorta di missione avviava Pedio nel 1940 con L’ordinamento delle Università della Basilicata nel XVIII secolo. Un impegno fondato sulla demistificazione della storia attraverso lo scavo negli archivi privati e pubblici. Pedio si proponeva di raddrizzare il corso tracciato dalla storiografia ricorrendo alle fonti, ai documenti, alla maniera di Giustino Fortunato e di Croce. Ma proprio da Croce si allontanava quando riconosceva alla storia una matrice economica e dava rilevanza ai contrasti sociali. Un’irruenza e una passione che lo portarono talora a formulare tesi azzardate, sconvolgenti e che finivano col costruire una interpretazione e una visione suggestiva della storia. Si è detto per questo che fosse vicino al marxismo. 

Ma Pedio, che pure aderirà per un breve periodo al Pci, chiariva in una lettera a Rocco Scotellaro che il suo non era un progetto votato alla «realizzazione del totalitarismo stalinista ... ma un socialismo spinto a sinistra». Un sentimento ereditato dalla passione libertaria e democratica dello zio Ettore Cicciotti e che lo aveva fatto aderire nel ‘36, studente liceale a Pisa, al gruppo di Giustizia e Libertà e fatto accostare più tardi ai gruppi anarch ici. Il chiodo fisso di Pedio era la terra ai contadini, la creazione di cooperative agricole, come si legge in Braccianti e contadini in Basilicata dallo sciopero del 1902 alla caduta del fascismo. Ma a guardare, a distanza di anni, la sua intera produzione, la vedo venata da una serie di passioni politiche e culturali. Intanto la difesa dell’anarchismo e la rivalutazione storica del brigantaggio, poi un amore sviscerato per la storia della Basilicata e del Regno di Napoli, il tutto sorretto da una frenesia maniacale per lo scavo archivistico. Da Uomini, aspirazioni e contrasti nella Basilicata del 1799 a La borghesia lucana nei moti insurrezionali del 1860 è un continuo cercare nei registri dei rei di Stato, tra gli atti notarili e le delibere municipali. 

Quando Pedio comincia ad occuparsi di briganti l’indirizzo storiografico vigente è che il brigantaggio è stato movimento delinquenziale. E solo alcuni, come Alianello, Jovine, Lucarelli hanno provato a cercare le motivazioni nelle condizioni sociali dei contadini o nel loro legame alle ragioni dei Borboni. Pedio va oltre e fa del brigantaggio una rivolta anarcoide, la risposta selvaggia, priva di regole e di programmi di un popolo stremato da antiche questioni economiche. Ne fa un punto centrale della propria riflessione. Dalla Reazione alla politica piemontese ed origine del brigantaggio in Basilicata a La spedizione Borjes in Italia meridionale, alla curatela delle autobiografie di Crocco e di Borjes, fino al monumentale Dizionario dei patrioti lucani. Pedio è stato un infaticabile compilatore in tempi in cui non si conosceva la facilitazione dei computer. Si è occupato di storiografia medievale, di storiografia moderna e contemporanea e soprattutto ha avuto il merito di aver risvegliato l’attenzione degli storici sulla cultura monastica e dotta del Regno di Napoli, sui guai antichi del Sud, da Napoli e Spagna nel 500 alla rilettura dei Feudi e baroni della valle di Vitalba di Fortunato. 

Quando Levi, De Martino, Friedman facevano della Basilicata un laboratorio antropologico, Pedio si arrischiò a dire che in una regione così lontana dai grandi centri di irradiazione della cultura letteraria e storiografica c’erano state personalità intellettuali, maestri di filosofia, scambi culturali e giunse a scrivere nel 1964 una Storia della storiografia lucana e poi una Storia della storiografia del Regno di Napoli che segnavano un nuovo corso negli studi sul Mezzogiorno. Pedio individuava un numero consistente di presenze, da Ugone di Venosa ai Persio, al Racioppi, a Petruccelli della Gattina, attraverso un’operazione ciclopica, uno scandaglio archivistico continuo che non diventava mai fredda indagine ma era sempre ravvivata dalla passione dello storico e dall'impegno civile del politico.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725